Ficarra e Picone presentano il “Processo a Chinnici” al Giffoni Film Festival

l progetto, infatti, vede come protagonisti un gruppo di studenti siciliani che in un mese si sono trasformati in attori in erba per dar vita alla storia scritta da Furnari in occasione del 34° anniversario dall’assassinio del giudice Chinnici

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di SalernoToday

Attori, registi e anche produttori: Ficarra e Picone hanno presentato in anteprima al Giffoni Film Festival il cortometraggio “Il processo a Chinnici”, realizzato dalla loro casa di produzione Tramp Limited. “Siamo felicissimi di essere qui – ha esordito Salvatore Ficarra – perché stavolta non ci sono solo ragazzi che guardano ma che interpretano”. Il progetto, infatti, vede come protagonisti un gruppo di studenti siciliani che in un mese si sono trasformati in attori in erba per dar vita alla storia scritta da Giovanni Furnari in occasione del 34° anniversario dall’assassinio del giudice Rocco Chinnici, che avvenne il 29 luglio 1983 per mano della mafia. “L’idea – spiega lo sceneggiatore – nasce da alcuni commenti di signori anziani durante il funerale. Si chiedevano: “Ma chi glielo ha fatto fare?”. Secondo il sentire comune dell’epoca avrebbe potuto scegliere di essere messo a libro paga dalle cosche e invece ha messo insieme il primo pool antimafia”. La regia è affidata al 27enne Marco Maria Correnti, concittadino del magistrato di Misilmeri: “Ho sentito una forte responsabilità – parole sue – per entrare nel cuore della storia ed esserne all’altezza. Abbiamo girato diciassette minuti in due giorni, ma i ragazzi si sono immedesimati al punto tale da trasformarsi nei personaggi”. Per il duo comico mettere in scena una storia necessaria come questa è un dovere e hanno deciso di coinvolgere i figli del giudice con testimonianze che hanno alternato al vero e proprio processo. L’iniziativa, senza fine di lucro, è già stata proposta nelle scuole ed è a disposizione dei provveditorati che fossero interessati a proporla ai giovani. Impossibile, però, tenere Ficarra serio troppo a lungo: “Un’avvertenza al pubblico in sala – dice scherzando prima di salutare la stampa – se ci fosse in giro qualche mafioso ditegli che l’idea è tutta di Salvo”.  I giurati di masterclass e generator +18, dopo la visione del corto, hanno scambiato commenti e impressioni sulla delicata tematica proposta da Ficarra e Picone. Irina di Ferrara ha ringraziato i protagonisti per la performance toccante: “Da noi al nord la mafia non viene vissuta come un’esigenza, dovrebbe invece essere raccontata”. “Quando ci si accorge che c’è – le fa eco Picone – orma è troppo tardi, ecco perché serve la prevenzione”. A un giffoner preoccupato di non essere ascoltato dagli adulti, Picone ha risposto: “I giovani sono stati sempre criticati, ma state tranquilli e non vi lasciate abbattere perché le nuove generazioni sono sempre più avanti delle precedenti. Fanno tesoro delle informazioni ricevute per non ripetere gli errori dei padri”. Lo sceneggiatore ha voluto incoraggiare la sala: “Sapete che si dice che una bugia ripetuta diventa verità? Ecco, aiutateci a ripetere che “la mafia è morta”. Ancora purtroppo non è vero, ma lo diventerà presto se ci impegniamo tutti insieme”.  Subito dopo ha aggiunto: “Ho voluto processare il bene con questo corto imputandogli un eccesso di legalità. Mi sembra perfetto a fini didattici, perché seduce i ragazzi attraverso la provocazione”. Gli incontri non potevano che concludersi con la solita autoironia e così Ficarra ha detto ai ragazzi che la soddisfazione più significativa della carriera sarebbe dovuta ancora arrivare: “Aspetto la pensione, quando non vedrò più Picone e finalmente sarò libero”. Il collega lo guarda ma non riesce a ribattere con la solita velocità, troppo emozionato per la reazione entusiasta della sala: “Grazie, Giffoni, quest’accoglienza ci ha commosso”.

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