Unisa: il coordinamento dei precari scrive al Rettore Loia

Il Coordinamento dei Precari dell'Università di Salerno, ha voluto indirizzare una lettera al Magnifico Rettore Loia per mettere in luce le difficoltà che stanno vivendo in questo particolare periodo storico

I danni dell'emergenza sanitaria stanno iniziando a palesarsi anche nel mondo accademico. Se le lezioni e gli esami sono proseguiti, evitando di interrompere l'attività, le vicende legate ai precari dell'università hanno rivelato alcune problematiche che l’ateneo vive da oltre un decennio: precarizzazione sempre più marcata del corpo accademico, ricerche sottofinanziate, processi di espulsione dal tessuto accademico sempre più consistenti di ricercatori e ricercatrici, una intermittenza di reddito che favorisce l’instaurarsi di dinamiche di ricatto e una didattica sempre più dequalificata.

Il Coordinamento dei Precari dell'Università di Salerno, formato da dottorandi/e, assegniste/i, cultrici e cultori della materia, borsiste/i, ricercatori/trici a tempo determinato, docenti a contratto, ha voluto, quindi, indirizzare una lettera al Magnifico Rettore Loia per mettere in luce le difficoltà che stanno vivendo in particolare in questo momento storico.

Ecco la lettera

Egregio Rettore,

Siamo dottorande/i, assegniste/i, ricercatori/trici a tempo determinato, cultori/trici della materia, docenti a contratto, borsiste/i, dell’Università degli Studi di Salerno. Ci rivolgiamo a Lei perché, nonostante dal 4 maggio siamo ufficialmente entrati nella fase 2 della gestione della crisi pandemica, ancora troppe sono le incertezze che, come una spada di Damocle, pendono sulle nostre carriere.

Dagli inizi di marzo le nostre vite, come quelle di tutta la comunità accademica di cui facciamo parte, sono state stravolte. Tutte e tutti noi, di fronte alla diffusione dell’epidemia, ci siamo trovati in una situazione di grave difficoltà e disagio sia umano che professionale. La pandemia ha messo in luce ed accentuato una situazione di precarietà contrattuale, e di conseguente intermittenza di reddito, che contraddistingueva le nostre figure già prima dell’emergenza.

A tre mesi dall’inizio dalle procedure straordinarie dovute alla crisi sanitaria, finalmente, sono arrivate delle risposte importanti che riguardano il nostro lavoro nell’Università. Il primo è il Suo DR N. 708/2020, in cui recepisce i provvedimenti governativi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 a partire dal 4 maggio; il secondo è il Decreto-legge, n.34 del 19 maggio 2020, il cosiddetto “Decreto Rilancio”. Si tratta di due interventi che incidono sul modo in cui l’Università verrà vissuta, in particolar modo il Dl Rilancio introduce risorse importanti in uno dei fondamentali settori strategici del Paese.

Riconosciamo l’insufficienza di competenze a Lei assegnate di fronte a un Decreto-legge, ma siamo convinti che possano venir prese da Lei delle iniziative importanti che rispondano a delle mancanze e che aumentino le nostre tutele. A tal proposito Le sottoponiamo quattro problematiche rispetto alle quali confidiamo in un Suo intervento.

In primo luogo, l’art. 236 “Misure a sostegno dell’Università, delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica e degli enti di ricerca” prevede, al comma 5, per coloro che sono in conclusione del ciclo di studio dottorale, la possibilità di proroga, non superiore a due mensilità, del termine finale del corso, con conseguente erogazione della borsa di studio per il periodo corrispondente. Si tratta di una misura lacunosa e iniqua, in quanto non coinvolge tutti i cicli di dottorato in essere (XXXIV e XXXV ciclo), riconoscendo solo parzialmente l’impatto che l’emergenza pandemica ha avuto sulle vite e sulle ricerche di migliaia di dottorandi e dottorande; in seconda istanza, perché le procedure di distanziamento fisico non permettono, tutt’ora, una completa accessibilità alle strutture necessarie per svolgere il proprio progetto di ricerca e di formazione. Riguardo a questo, Le chiediamo di attivare provvedimenti straordinari di proroghe, ovviamente volontarie, per tutte e tutti i dottorandi, in grado di coprire tutto il periodo dell’emergenza sanitaria.

In secondo luogo, l’art. 236 comma 6 prevede che la durata degli assegni di ricerca di cui all’articolo 22 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, in essere alla data del 9 marzo 2020, possa essere prorogata dai soggetti conferenti l’assegno per il periodo di tempo corrispondente alla eventuale sospensione dell’attività di ricerca. Purtroppo, però, non vengono predisposti fondi per questa risoluzione nel Decreto, rimandando alle risorse dei rispettivi progetti di ricerca o all’ambito delle disponibilità di bilancio degli Atenei e dei dipartimenti. A tal riguardo, chiediamo un’attenzione particolare da parte Sua e da parte dell’Ateneo, affinché siano stanziati fondi straordinari ed emergenziali in modo da rispondere a questa problematica.

In terzo luogo, vorremmo porre l’attenzione sull’art. 238 che concerne il “Piano di investimenti straordinario nell’attività di ricerca”. Si tratta, sicuramente, di una delle iniziative più importanti contenute nel Decreto, per quanto riguarda l’Università. Questo prevede per i giovani ricercatori il piano di investimento nel reclutamento più rilevante dal 2010 ad oggi. Alle 1607 assunzioni di ricercatori di cui all'articolo 24, comma 3, lettera b), della legge 30 dicembre 2010, n. 24, già previsti nel Decreto Milleproroghe, si aggiungono, a partire dal 2021, fondi per l’assunzione di ulteriori 3333 ricercatori e ricercatrici. Nonostante ciò, è una risoluzione ancora insufficiente visti gli oltre 16000 posti di strutturati che si sono persi dal 2008 ad oggi per via del blocco del turnover e dei mancati finanziamenti. Se calcoliamo i 12600 pensionamenti previsti nei prossimi cinque anni, vi è ancora un deficit di ben 23mila posti per quanto riguarda il personale strutturato rispetto a dodici anni fa.

A tal riguardo, ci sono altri due elementi che maggiormente destano la nostra preoccupazione. Il comma 3, infatti, prevede che, qualora una quota delle risorse non fosse utilizzata per le finalità di cui ai commi 1 e 2, essa rimanga a disposizione, nel medesimo esercizio finanziario, per le altre finalità del fondo per il finanziamento ordinario delle università. Ci attendiamo che la ratio dell’intervento straordinario non venga stravolta, e che tali fondi siano vincolati esclusivamente per il reclutamento delle ricercatrici e dei ricercatori. Lo reputiamo un atto di correttezza e coerenza importante, vista la situazione in cui versa l’Università pubblica. In attesa di chiarimenti legislativi, Le chiediamo di interpretare la norma in tal senso, al fine di tutelare la parte oggi più debole e che versa in condizioni di maggior insicurezza.

Inoltre, a preoccuparci è la modalità di ripartizione delle risorse tra le Università: si applicano, infatti, le disposizioni di cui all'articolo 6, comma 5-sexies del decreto-legge n. 162 del 2019. Questa ripartizione territoriale dei fondi, avvenendo secondo i criteri del Milleproroghe, penalizza i piccoli atenei (soprattutto del Sud Italia) a favore dei grandi atenei nel Nord del paese. A titolo esemplificativo, ricordiamo che il numero dei cosiddetti “Dipartimenti di Eccellenza” nella sola città di Milano (20) equivale quasi al numero di dipartimenti di eccellenza decretati in tutto il meridione (25). Ci appare evidente la natura anti-costituzionale di questa misura e la necessità che il Nostro Ateneo prenda una parola chiara e critica nei confronti di questa modalità di stanziamento delle risorse.

Infine, ci rivolgiamo a Lei affinché si permetta la riapertura – attendendo che il Nostro campus torni a rivivere come luogo di condivisione di sapere - delle biblioteche dell’Ateneo, nel rispetto delle necessarie e doverose condizioni di sicurezza sanitarie e delle garanzie professionali del personale tecnico-amministrativo, bibliotecario e degli utenti tutti. Si tratterebbe di un provvedimento importante, in primis, perché fondamentale per il nostro lavoro e per quello di tutta la comunità accademica, ma è anche un atto indispensabile per il riconoscimento del ruolo centrale che questi spazi culturali hanno in una società. Nondimeno, è necessario investire nella digitalizzazione e nell’implementazione dei materiali bibliografici usufruibili online.

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