Abusi sessuali su una 14enne, assolta la guardia giurata

Il gup del tribunale di Salerno Piero Indinnimeo ha fatto cadere i capi di imputazione a lui contestati: violenza sessuale e pornografia minorile

Il tribunale di Salerno

Assolto perché “fatto non sussiste”. Finisce un vero e proprio incubo per la guardia giurata accusata di abusi sessuali nei confronti di una ragazzina di 14 anni che lo chiamava anche “zio”.

La decisione

Il gup del tribunale di Salerno Piero Indinnimeo ha fatto cadere i capi di imputazione a lui contestati: violenza sessuale e pornografia minorile. Per questo era stato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Soddisfatti i legali dell’imputato che hanno svolto una serie di indagini per dimostrare l’innocenza dell’uomo. In primis le perizie sul suo telefonino, svolte dal consulenze del pm, che hanno escluso presenza nella memoria dello stesso di materiale pornografico e di contatti telefonici con la minore. Ma anche le indagini compiute dalla Polizia Postale, disposte dal giudice dell’udienza preliminare, hanno rivelato che dopo la presentazione della querela nei confronti dell’imputato, il cellulare della persona offesa è stato utilizzato quotidianamente e ad alta intensità tanto da pregiudicarne l’integrità dei dati in esso contenuti.

La tesi della Procura

Secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Guarino lo stupro, che risale all’ottobre del 2017, sarebbe stato solo il primo di una serie di violenze sessuali che sarebbero proseguite sino al gennaio di quest’anno, quando la mamma della ragazzina ha scoperto sul cellulare della figlia alcuni messaggi hard e lei è crollata, raccontando i tre mesi di incubo vissuti nel silenzio. Il 43enne l’avrebbe prima raggirata, poi il 15 ottobre del 2017 l’avrebbe attirata in casa con una scusa, chiudendo subito la porta a chiave in una stanza consumando la violenza. Inutili i tentativi di resistenza da parte della 14enne che, dopo aver minacciato l’uomo di rivelare tutto ai genitori, ha raccontato ai carabinieri che lui reagì sferrandole un pugno al volto. Poi andò in un’altra stanza e tornò poco dopo con in mano una pistola dicendole: “Se dici qualcosa la userò per fare del male a te e alla tua famiglia”.  A quel punto la giovane avrebbe continuato a sottostare alle sue richieste che andavano dall’invio di foto e filmati erotici fino a altri rapporti sessuali.Il suo incubo è finito lo scorso anno quando la madre ha scoperto la verità ed ha sporto denuncia ai carabinieri.   Ma secondo il gup non vi è la prova di queste accuse. Di qui l’assoluzione dell’imputato.

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