Angri, entrano nel deposito della procura e sostituiscono un trattore

Un raggiro che, secondo il verbale della Polizia, sarebbe stato architettato per evitare il sequestro e la confisca del bene originario, consegnandone uno contraffatto

Foto d'archivio

Si erano introdotti nel deposito giudiziaria dove era custodito il loro trattore, sequestrato, sostituendogli le targhe con altre. Gli autori sono due persone, una di Castellammare di Stabia e l'altra di San Valentino Torio, finite entrambe ora a processo. Difesi dal legale Stanislao Sessa, entrambi rispondono di contraffazione in concorso del numero di telaio di un trattore stradale, sul quale erano state piazzate le riproduzioni adesive di targhe diverse.

Lo stratagemma mancato

La vicenda prende piede dopo il sequestro di un trattore, effettuato dalla polizia stradale, sezione di Salerno. Sul veicolo c'era della droga. Fu chiuso in un deposito di Sant'Egidio del Monte Albino, come previsto dalla legge. Ma i due uomini, ripresi dalle telecamere di videosorveglianza del deposito, furono beccati mentre si introducevano all'interno dell'area, trainando il camion sequestrato e sostituendolo con un altro in pessime condizioni, con targa falsa. Non aveva neanche il cambio e l’albero di trasmissione, la pompa idraulica, con i cavi elettrici tranciati. Inoltre, la cabina di guida era di colore bianco, ma in molti punti c'erano tracce della precedente vernice di colore rosso arancio. Per il numero di telaio, alcuni caratteri erano disallineati e disomogenei. Applicando il solvente chimico sulla parte di lamierato contente il numero di telaio, la vernice era stata rimossa per cancellare l’originaria composizione alfanumerica e successivamente imprimere in modo artigianale la nuova composizione del numero di telaio. Dagli esami, insomma, eliminati i numeri contraffatti, furono individuate le matricole appartenenti ad un veicolo differente da quello che era stato sequestrato, di proprietà di una società di Ancona e ceduto ad un’altra persona del casertano. Un raggiro che, secondo il verbale della Polizia, sarebbe stato architettato per evitare il sequestro e la confisca del bene originario, consegnandone uno contraffatto.

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