Scandalo Scarano, i soldi erano dei D'Amico

Gli armatori Paolo, Cesare e Maurizio D'Amico fanno parte di una delle famiglie storiche della marineria italiana e sono di origini salernitane

Cattedrale di Salerno

Il denaro utilizzato da monsignor Scarano, arrestato questa mattina per truffa, corruzione e calunnia apparteneva ad una delle famiglie storiche della marineria italiana, i D'Amico, di origini salernitane. In particolare, a Paolo, Cesare e Maurizio D'Amico fa capo la società D'Amico di navigazione che controlla la d'Amico International Shipping, quotata in Borsa a Milano.Con sedi a Roma e Dublino, il gruppo è presente nei cinque continenti.

Parliamo di navi idonee al trasporto di prodotti petroliferi raffinati, oli vegetali e chimici: il gruppo ha scritto accordi con numerosi armatori in tutto il mondo e ha chiuso il 2012 con ricavi per 325,25 milioni di dollari, in aumento rispetto ai 291,72 milioni realizzati nell'esercizio precedente. Il risultato operativo lordo si è ridotto da 31 milioni a 20,21 milioni di dollari: la perdita netta è cresciuta da 21,01 milioni a quasi 106 milioni di dollari, in seguito a svalutazioni per 85 milioni di dollari. 

A fine 2012, dunque, l'indebitamento netto del gruppo era sceso a 220,7 milioni di dollari, rispetto ai 239,6 milioni di inizio anno, grazie agli 83,8 milioni incassati dall'aumento di capitale. Questo, dunque, il profilo dei D'Amico.

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