Resa dei conti in carcere a Salerno: orecchio tagliato ad un detenuto

Il segretario Fattorello (Sappe) racconta l'episodio e denuncia: "Da tempo denunciamo che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto"

Il carcere di Salerno

Ancora un episodio di violenza all’interno della casa circondariale di Fuorni a Salerno. Nelle ultime ore – denuncia in una nota il sindacato della Polizia Penitenziaria – un uomo è stato aggredito da altri detenuti con un’arma da taglio composta da una lametta ed un manico. Il carcerato è stato trasportato d’urgenza all'ospedale "Ruggi d'Aragona" con un orecchio reciso. Ora è sottoposto alle cure dei medici. Sembra che si tratti di un vero e proprio regolamento di conti.

La denuncia

Il segretario nazionale del Sappe Emilio Fattorello lancia l’allarme sulla sicurezza nelle carceri: “Da tempo denunciamo che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale – visto che le nuove assunzioni non compensano il personale che va in pensione e che è dispensato dal servizio per infermità -, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento.La realtà è che sono state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno otto ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Per questo - sottolinea - nelle carceri c’è ancora tanto da fare, ma senza abbassare l’asticella della sicurezza e della vigilanza, senza le quali ogni attività trattamentale è fine a se stessa e, dunque, non organica a realizzare un percorso di vera rieducazione del reo. Ed è grave che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria guidato da Francesco Basentini non sia in grado di fermare questa spirale di ingiustificata violenza contro i poliziotti penitenziari!

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