Smaltimento illecito di rifiuti, in tre tornano in libertà

Sono stati scarcerati dal Tribunale del Riesame di Napoli G.A. e F.A. , di Castel San Giorgio e I.T. , coinvolti nell’inchiesta della Dda di Napoli per smaltimento illecito di rifiuti prelevati dai cantieri del metrò di Napoli

Sono stati scarcerati e rimessi in libertà dal Tribunale del Riesame di Napoli G.A. e F.A. , questi ultimi due di Castel San Giorgio e I.T. , tre dei cinque soggetti coinvolti nell’inchiesta della Dda di Napoli per smaltimento illecito di rifiuti prelevati dai cantieri del metrò di Napoli e per uso di acqua contaminata per spegnere i roghi del vesuvio.

Le accuse

I tre, gestori di un sito a Comiziano, con i fratelli difesi dall’avvocato Guerino Morrone e il legale Giuseppe Mandarino, erano finiti agli arresti domiciliari a firma del gip del tribunale di Napoli. L’inchiesta contesta i reati di inquinamento e tentato disastro ambientale perché, in concorso tra loro e con un funzionario del Genio civile della Campania, avrebbero compromesso l’acqua di falda e del suolo del sito di Comiziano, con ipotesi di contaminazioni emerse dalle analisi. Le indagini, svolte tra il novembre 2016 e il settembre 2017, riguardano il presunto traffico organizzato di rifiuti convogliati nella cava gestita dagli indagati. Secondo la Dda, avrebbero gestito abusivamente grossi quantitativi di rifiuti, almeno 72.500 tonnellate, per non sopportare i costi dello smaltimento ordinario nei siti autorizzati. I rifiuti speciali non pericolosi risultano trattati dall’impianto di recupero rifiuti inerti della Edilcava Santa Maria la Bruna, poi inviati come sabbia da recupero al sito di Comiziano. Da qui, con questo sistema, secondo gli inquirenti sarebbero emersi i guadagni illeciti, con gli scarti prelevati dai cantieri della Cmvscarl per la Metropolitana di Napoli, nella tratta Corso Garibaldi/Capodichino. Restano ai domiciliari i fratelli A.D.R. e F.D.R. , titolari della società Edil Cava Santa Maria Labruna.

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