Cava de' Tirreni, l'imprenditore e la droga nascosta per conto del "boss"

E' stato chiesto il processo con rito immediato per G.S., ritenuto complice per la detenzione di circa 100 grammi di droga appartenente a Dante Zullo, che insieme al figlio V. fu coinvolto in una recente maxi operazione dell’Antimafia di Salerno

Foto d'archivio

E' stato chiesto il processo con rito immediato per G.S., ritenuto complice per la detenzione di circa 100 grammi di droga appartenente a Dante Zullo, che insieme al figlio V. fu coinvolto in una recente maxi operazione dell’Antimafia di Salerno. Sorrentino, genero di Dante Zullo per la convivenza con la figlia, fu arrestato il maggio scorso. Per quel quantitativo spiegò di averlo tenuto per conto della persona che la Procura inquadra in odore di camorra e inserito nel contesto della criminalità organizzata. Ancora, Zullo avrebbe chiesto - nell'indagine che portò all'arresto dei due - all'imprenditore intestazioni fittizie di beni e pagamenti di titoli di credito “sfruttando” il rapporto con la figlia. Tale relazione mutava nel corso del tempo quando il rapporto si interruppe, con G.S. che diventò vittima di azioni estorsive, fino ad accettare per paura di detenere la droga per conto dell’ex genero: ma quel “rapporto” era già noto all’Antimafia, con la squadra mobile che intervenne ancor prima delblitz che condusse all'arresto degli esponenti del gruppo criminale 

L'operazione della Dda

Le indagini, che coinvolsero anche altre quattro persone, furono materialmente condontte dai carabinieri del gruppo territoriale di Nocera Inferiore e dalla Mobile di Salerno, che individuarono il gruppo Zullo partendo dal capo, il noto Dante, già condannato per associazione mafiosa, coadiuvato dal figlio, a sua volta sottoposto in precedenza alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Il meccanismo di rapporto con l’imprenditore cavese G.S., impegnato nel settore auto, si trasformò in un rapporto di dazione di denaro, autovetture, cavalli e un garage, per un valore complessivo di 150 mila euro, con la fase di intestazione fittizia dei beni e la messa a disposizione dei suoi estorsori di conti correnti. Nel 2015-2016 le ditte di G.S. erano obbligate ad assumere i due Zullo, la moglie del presunto boss, pagandoli con tanto di contributi previdenziali “in assenza di qualunque prestazione di lavoro effettiva”, come emerso dall’indagine madre. Tutto questo concretizzava l’asservimento agli Zullo di G.S. , con una società finita nel mirino della Procura per riciclaggio, con altri due indagati. Al sistema criminale si
riconduceva allora anche una storia di usura, «con almeno altre tre persone vittime individuate e altre da inquadrare nel prosieguo delle indagini». Per la detenzione di droga, la Procura ha presentato contro G.S. la richiesta di rito immediato.

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