Sanità, Dell'Isola replica a Polimeni: "Gli ospedali restano aperti? Bene, ma siano funzionali"

Il segretario generale della Fnp Cisl interviene nel dibattito sul futuro delle strutture sanitarie dopo la visita del sub commissario regionale all'ospedale Ruggi d'Aragona di Salerno

Dell'Isola

Siamo contenti che gli ospedali in provincia di Salerno non chiuderanno, ma devono essere funzionali. Altrimenti sono cattedrali vuote”. Lo denuncia Giovanni Dell’Isola, segretario generale della Fnp Cisl Salerno, replicando alle ultime affermazioni del commissario regionale della Sanità, Joseph Polimeni, in visita al Ruggi di Salerno.  “Le sue parole – spiega – ci fanno ben sperare, ma gli annunci non bastano. Ne abbiamo sentiti troppi in questi anni. Bello è che gli ospedali non chiudano, ma parliamo del pagamento delle prestazioni presso le strutture private convenzionate ogni fine mese. Solitamente questo avveniva negli ultimi tre mesi dell’anno solare ed era un fatto già grave”.

Per l’esponente sindacale adesso, invece, “una volta esaurito il fondo stanziato per quella mensilità, il centro che avendo  avuto  una richiesta maggiore avrà sforato sarà costretto a far pagare le prestazioni agli utenti, per cui se una prenotazione cade in un giorno con il budget già esaurito il paziente dovrà fare una nuova prenotazione sperando che essa non ricada in un giorno con prestazioni a pagamento. Ci sarà – aggiunge - la corsa ad assicurarsi la prestazione nei primi giorni di ogni mese. Dunque ci viene negato anche il diritto ad ammalarci in Campania. Per non parlare del decreto Lorenzin, che di fatto abolisce la medicina preventiva, secondo la quale è meglio prevenire che curare, cosa che consentirebbe maggiori risparmi con un’assistenza più qualificata. E’ la negazione di quanto i medici sostengono da sempre. Ora chi vorrà sottoporsi alle prestazioni incluse nell'elenco le potrà ottenere solo in certi casi a carico del servizio sanitario: se non ricorrono le condizioni elencate nel documento del ministero, dovrà pagare di tasca propria. Ecco, ben venga che gli ospedali non chiudano ma a cosa servono aperti se ci sono queste leggi?”.

Altro nodo drammatico resta quello delle liste d’attesa: “C’è da aspettare  4 mesi per una ecografia ecodoppler, anche prenotata con strutture convenzionate con il Servizio sanitario nazionale. In provincia un pensionato su due persone rinuncia a curarsi, perché non riesce a sostenere i costi per curarsi a causa delle pensioni troppo basse che per l’80% nella nostra provincia sono inferiori ai 1000 euro. Questo Polimeni deve saperlo. Da lui vogliamo, oltre agli ospedali, un’assistenza certa e garantita a costi accessibili” conclude Dell’Isola. 

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