Chiude l'ostello Koinè, i gestori al Comune: "Dove finiranno i nostri ospiti?"

La denuncia contro il modus operandi dell'amministrazione: "Da circa 7 anni l'Ente comunale non ha mai voluto interloquire con la Cooperativa Livingstone credendo di liquidare la controversia senza problemi e in silenzio"

L'ostello

E’ davvero una grande incognita il futuro degli ospiti dell’ostello Koinè di via Luigi Guercio, la cui chiusura è fissata per domani mattina alle ore 10. Dopo anni di polemiche e lotte il Comune ha deciso di far chiudere la storica struttura seppellendo – recita una nota dei gestori – “una storia trentennale di accoglienza totale tra il sociale e il turismo. Un’esperienza unica nel suo genere mossa dal principio di accogliere senza pregiudizio, lo straniero e l’italiano, il lavoratore e il turista, il migrante e il clochard. Inoltre unica struttura nel cuore della città accreditata per la "prima accoglienza”.

Domani, dunque, i rappresentanti del Comune di Salerno addetti a ricevere in consegna la struttura si troveranno di fronte oltre gli otto lavoratori, che diventeranno disoccupati, circa quaranta ospiti. “Alcuni – fanno sapere dall’ostello - con problemi di salute anche gravi, problemi di lavoro e senza fissa dimora. Oltre chi, e qui il paradosso supera ogni limite, ha la residenza concessa dagli uffici anagrafici proprio presso l'ostello di via Luigi Guercio. Dove andranno queste persone? Finora trovavano presso il Koinè accoglienza e dignità potendo essere al centro della città con tutti i servizi disponibili (mensa dei poveri, Caritas, unità di strada e protezione civile di Salerno)”.

Da parte degli uffici preposti non si è avuta nessuna comunicazione sul destino di queste quaranta persone. Di qui la denuncia: “Da circa 7 anni l'Ente comunale non ha mai voluto interloquire con la Cooperativa  Livingstone credendo di liquidare la controversia senza problemi e in silenzio. La sentenza, spiega che oltre al contratto con il proprietario il Comune aveva anche il contratto con la coop. Livingstone: la volontà di non discutere del Comune ha portato, nonostante ci fosse la volontà di dimezzare il fitto, alla condanna per i fitti arretrati. Soldi dei contribuenti, insomma. La Livingstone inoltre aveva da anni chiesto di essere spostata in una struttura pubblica senza avere anche in questo caso nessuna risposta”.

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Infine l’amara conclusione dei gestori: “Questa ormai non è una battaglia per la sopravvivenza della Cooperativa ma per il servizio sociale che da lunedì nella città di Salerno sarà più povero. Nasce spontanea la domanda: i soldi che il Comune dovrà pagare come da sentenza dove verranno detratti? dal fondo Luci d’Artista? o dai fondi per il sociale determinando un danno anche per gli altri operatori sociali e associazioni?”.   

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