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Cilento, reddito di cittadinanza e lavoro: risponde Gennaro Rizzo

Di recente, il vicepresidente del Consiglio e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio – a margine di una visita al liceo classico-scientifico Vittorio Imbriani di Pomigliano d’Arco (NA) – ha affermato che «la Campania sarà la prima regione in Italia interessata dal reddito di cittadinanza», aggiungendo che «il futuro dell'occupazione di questa regione e delle aziende che dobbiamo stimolare a investire e il futuro di questa regione sta nella formazione. Dobbiamo migliorare molto e lavorare di più sulla formazione. Il lavoro e la formazione cammineranno di pari passo ogni giorno». A tal riguardo, parlando di reddito di cittadinanza e lavoro, sono state rivolte alcune domande al dott. Gennaro Rizzo, responsabile dei Centri per l'Impiego di Vallo della Lucania e Sapri. Ad aprile, chi avrà dimostrato – dopo aver inoltrato l’apposita domanda dal 6 al 31 marzo 2019 all’INPS – di avere i requisiti necessari, potrà accedere all’assegno del reddito di cittadinanza. Nell’ambito di tale ammortizzatore sociale, anche i centri per l’impiego avranno un ruolo nell’iter previsto dal Governo Lega-Movimento Cinque Stelle. I centri per l’impiego di Vallo della Lucania e di Sapri sono pronti alla riforma che è stata per loro prevista dal Documento di economia e finanza (Def) 2019? «Al momento, siamo in una fase di attesa. Ci sono diversi punti d’ombra che si dovrebbero chiarire attraverso l’emanazione di una serie di circolari». Si parla di circa 6.000 navigator per lo Stato centrale e 4.000 per le Regioni. Queste figure saranno selezionate e formate dall'Agenzia nazionale politiche attive del lavoro (Anpal, la quale – a tal fine – dovrebbe avere a disposizione 500 milioni di euro così suddivisi: 200 milioni di euro per il 2019, 250 milioni di euro per il 2020 e 50 milioni di euro per il 2021) in tutta Italia. Si tratta di personale già dipendente in forza di contratti di lavoro a tempo determinato. Si stima che in Campania, sulla base del bacino d’utenza, nei centri per l’impiego dovrebbero essere presenti circa 5/6 unità. Per dovere di cronaca, ci sono molti dubbi intorno alla figura del navigator. I centri per l’impiego da Lei presieduti come si stanno preparando al loro arrivo? «In merito ai cosiddetti “navigator£ che dovrebbero arrivare (ovvero, “professionalità necessarie ad organizzare l'avvio del reddito di cittadinanza, con il compito di seguire personalmente il beneficiario nella ricerca del lavoro, nella formazione e nel reinserimento professionale", come puntualizzato dall’articolo 12 comma 3 del Decreto Legge 28.01.2019, N. 4 Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni. (G.U. 28.01.2019, n. 23); n.d.r.), qualche mese fa la Regione ci ha richiesto delle nuove figure sulla riorganizzazione dei Centri per l’Impiego. In particolare, ci ha fatto una serie di richieste per delineare tali forze lavoro. A tal proposito, tenuto conto del bacino d’utenza, ho fatto un nuovo ridimensionamento – sia per Vallo della Lucania che per Sapri – della struttura rispetto a questi nuovi profili professionali. Questi dovrebbero essere degli orientatori di base e specialistici. In base a ciò, dovrebbero arrivare 9 figure nuove per Vallo: 7 figure di categoria C (istruttori amministrativi) e 2 coordinatori. Avendo un bacino d’utenza un po’ più grande, a Sapri dovrebbero arrivare un numero maggiore di navigator (siamo intorno alle 11 unità). Una volta che – secondo quanto previsto dall’iter – il lavoratore la cui istanza è stata valuta positivamente dall’INPS al fine di poter accedere all’erogazione di tale ammortizzatore sociale (reddito di cittadinanza; n. d. r.) dovrebbe essere convocato da noi del centro per l’impiego per la stipula del cosiddetto “patto per l’impiego” e, successivamente, affidato a tali navigator (assimilabili alla figura di tutor; n. d. r.), il quale dovrebbe assisterlo nei mesi successivi (secondo i tempi previsti dal decreto legge) nella ricerca del lavoro. Infatti, questo si dovrà interfacciare con pubbliche amministrazione e imprese al fine di cercare un’occupazione al lavoratore assegnatogli. Attenzione, tutto ciò a condizione che ci sia lavoro. Noi stiamo aspettando queste nuove figure e qui nasce – sottolinea il dott. Rizzo – il problema. Il reddito di cittadinanza parte l’1 aprile, però per andare a regime non passerà molto tempo. A fine aprile, l’INPS eroga l’ammortizzatore sociale; quindi a maggio noi dovremmo già ricevere tali beneficiari per la firma del patto per l’impiego e, allo stesso tempo, loro dovrebbero trovare i navigator. Ciò rappresenta un grosso punto interrogativo. Non sappiamo chi la Regione selezionerà e nemmeno il tipo di rapporto che il centro dell’impiego dovrà avere con tale personale. Si parla di collaborazione. Non sappiamo dove inizia e finisce il nostro lavoro e dove inizia e finisce il loro». Ci sono differenze tra il patto di lavoro previsto dal “decretone” (decreto legge che introduce il Reddito di cittadinanza) e il patto di servizio previsto dal Jobs Act? «Il patto di lavoro non è altro che la fotocopia del patto di servizio introdotto dal Jobs Act del Governo Renzi. Sono più di due anni che noi stipuliamo patti di servizio con i lavoratori, che però rimangono fermi lì. Tale disposizione del governo precedente non è mai partita. In sintesi, non vorremmo (noi come centro dell’impiego; n. d. r.) che si ripetesse la stessa cosa, ovvero l’accumularsi di patti di lavoro in attesa che arrivino i navigator». Cosa risponde a chi sostiene che ci sia un malfunzionamento dei centri per l’impiego? «Ho sempre sostenuto che non ci dovremmo chiamare centro per l’impiego, perché la funzione non è dare impiego. Noi siamo una banca dati di lavoro. Siamo pubblici erogatori di attestazioni di competenze. Noi attestiamo che un lavoratore viene qui e dà la sua disponibilità a lavorare. Una banca dati, appunto. Si associa in maniera sbagliata la parola impiego a quella del lavoro. A causa di una accanita campagna mediatica nazionale, il messaggio che sta passando è questo, ossia che l’operatore del centro per l’impiego – abbandonato da venti anni a sé stesso – sia il responsabile della mancanza del lavoro in Italia, che non dia lavoro al disoccupato. Ma, a mio parere, dovrebbe essere il governo (in generale) a fare le opportune politiche del lavoro. Quindi, se fino ad ora la colpa è stata attribuita a noi, da oggi in poi, il prossimo capro espiatorio potrebbero essere proprio i navigator. Perché se al centro per l’impiego non arrivano le offerte di lavoro (che dovrebbero arrivare dalle pubbliche amministrazione e imprese) da sottoporre a chi ha sottoscritto il patto per l’impiego, quale lavoro possiamo dare noi? È passato un messaggio distorto. La responsabilità non è nostra, ma di una politica del lavoro che per vent’anni è stata di totale abbandono». Lei è responsabile dei centri per l’impiego di Vallo della Lucania e di Sapri. Quali sono le differenze? «Cambia lievemente il bacino d’utenza. A Vallo della Lucania gli iscritti sono circa 24/25.000 iscritti, a Sapri siamo intorno ai 27/28.000. Inoltre, cambia un po’ anche il tipo di occupazione. Come si può immaginare, essendo Sapri una città costiera, ci sono molti più stagionali che lavorano nelle strutture ricettive turistiche della costa che va da Palinuro-Centola fino a Sapri. Per quanto riguarda gli stranieri, anche in questo caso, si registra un numero maggiore di unità a Sapri rispetto a Vallo della Lucania, dove la richiesta di occupazione viene prevalentemente da lavoratori di nazionalità rumena che svolgono lavoro di assistenza alla persona». Rosy Merola

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