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"Senza lavoro non ci resta che piangere", corteo Feneal Uil

I lavoratori e rappresentanti del sindacato edile hanno celebrato la "morte del lavoro" con tanto di corone di fiori e figuranti nei ruoli di suore e preti. Ciancio: "Portiamo in prefettura un elenco di opere cantierabili"

Un momento del corteo

"Senza lavoro non ci resta che piangere" questo il messaggio, con una chiara allusione al compianto Massimo Troisi, che avvolgeva la bara portata in spalla dai lavoratori e rappresentanti della Feneal Uil Salerno, il sindacato dei lavoratori edili. Un vero e proprio funerale per la "morte del lavoro che non c'è" quello inscenato dal sindacato ieri sera alle 18 con partenza da piazza Vittorio Veneto, nei pressi della stazione ferroviaria, con tanto di corone di fiori e figuranti nei ruoli di preti e suore. Presenti anche i tamburi, suonati ovviamente come le campane con rintocchi funerari.

"Siamo almeno due-trecento persone - ha dichiarato il segretario provinciale della Feneal Uil Luigi Ciancio - siamo qui perchè il lavoro non c'è, il lavoro è morto, ma noi vogliamo metterci in moto affinchè il lavoro torni a vivere". Al termine del corteo, sviluppatosi su corso Vittorio Emanuele sino a piazza Portanova, i delegati della Feneal Uil hanno consegnato in prefettura un elenco di opere facilmente cantierabili e che potrebbero portare respiro al comparto edile e all'economia locale.

"Tra queste - ha spiegato Ciancio - i lavori di messa in sicurezza del raccordo autostradale Salerno - Avellino, con la realizzazione della terza corsia su entrambe le carreggiate". Numerosi i cartelli recanti una croce e il nome dell'opera cantierabile: tra questi, il PalaSalerno, la metropolitana, la strada provinciale 447, l'Interporto di Battipaglia, l'ITC di Cava de' Tirreni. A garantire l'ordine di un corteo comunque svoltosi in maniera pacifica gli agenti di polizia e la polizia municipale.

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