Chiudono le edicole, parlano i giornalai: "Con 800 euro non si può vivere"

Il cartello "vendesi" è presente in molti chioschi della città. Dalla city alla zona orientale, il disagio accomuna tutti. Già chiuse le edicole davanti all'ospedale, in via Clark. A Mariconda, apertura fino ad ora di pranzo

Il cartello "vendesi" fa compagnia al dvd di Maradona: il signor Alfredo Bove lo ha piazzato davanti all'edicola che sorge di fronte alla chiesa di San Demetrio, a Salerno. "L'abbiamo rilevata quattro anni fa, avevo perso il lavoro, immaginavamo un altro guadagno - spiega - adesso è un'impresa a perdere". Il cartello che annuncia la cessione dell'attività è stato affisso a novembre "ma nessuno si è fatto avanti - aggiunge - se non la vendo, la chiudo comunque. Accadrà entro la prossima estate". Gli edicolanti sono in crisi: tanti hanno chiuso i chioschi, altri sono in procinto di farlo.

Il buongiorno si vede dal mattino

"Appena apriamo - prosegue il giornalaio mentre cede alcune copie di quotidiani, una settimana enigmistica, figurine dei calciatori, ticket per la sosta - spendiamo 15 euro... senza dire neppure buongiorno. Il conto è semplice: 10 euro di contributi e il resto per la Tosap. Oggi devo lavorare per "stare sotto" di 200 euro. I quotidiani non creano disagio: sono pagati e la sera, se non li vendo, posso resituirli. Il problema è la roba in giacenza. Talvolta non riusciamo a coprire neppure l'assegno che deve incassare il distributore. Abbiamo fatto una richiesta, inviato fax: chiediamo di non inviare più dvd e cd, perché non si vendono".

Il falso problema e il vero problema

"Non è vero che le edicole chiudono perché, come immagina qualcuno, i giornali non si vendono. Non è così: i giornali si vendono, ma per noi non c'è guadagno - dice Ciro Ricci, titolare di un'altra edicola in vendita, ubicata all'imbocco di via Luigi Guercio, transitando da via Baratta -. Gli agi sono sempre gli stessi dal 1969, le case editrici fanno gli sconti. La gente si presente con i buoni, i famosi coupon. Vengono inviati sul telefonino, le persone stampano e vogliono il mensile. Dovrebbero pagarlo 3 euro e invece lo portano a casa gratis. Per quel mensile, che non ha prodotto incasso immediato, devo acquistare una busta, pagarla 20 centesimi, spedire tutto e confidare che entro un mese, se il coupon non viene smarrito, venga accreditato il mio incasso sul conto corrente. Gli agi sono il mio guadagno: la differenza tra quanto costa a me un giornale e quanto lo vendo. Facciamo l'esempio di un quotidiano che a me costa 0,97 centesimi e al cliente 1,20 euro. Restano 23 centesimi di guadagno e su questo guadagno, il 70% è tassazione. Ripeto: non c'è crisi di giornali, a mio avviso, e non c'è crisi di lettori. I siti di informazione hanno i propri lettori e i quotidiani fanno riferimento ad un'altra fascia, un'altra tipologia: non si ostacolano e possono convivere. Il lettore del quotidiano ha un rapporto con la carta e lo coltiva. Se sceglie la versione on line del quotidiano cartaceo, è probabile che poi desista per ritornare al cartaceo: l'ho constatato con tre clienti. Tex Willer e gli altri fumetti restano tra i più venduti, perché la lettura è trasversale, coinvolge le famiglie, i nonni, i bambini".

I conti non tornano

"Gestisco questa attività da venti anni - prosegue Ricci - e credo siamo giunti alla terza gestione: prima di me, altri due giornalai, trent'anni ciascuno. Ho deciso di vendere perché non si può vivere con 800 euro al mese ed è già un lusso. Questa settimana, tra quanto ho speso e quanto  ho incassato, mi sono rimasti in tasca 79 euro: non so proprio cosa farci, ho famiglia da mantenere e un affitto da pagare. Arriva troppa roba in edicola e non riusciamo neppure ad esporla". Indica gli scaffali: "Sono pieni di enigmistica e puzzle, invenduti. Conserviamo alcune cose per 6 mesi, perché la legge lo consente e perché arrivano in conto deposito: le paghiamo quando si rende la merce al distributore. L'utenza, però, va verso un'altra direzione. Oggi in bolla, tra illustrati e quotidiani, ho 900 euro di spese. Significa cash flow settimanale di 900 euro, circa un terzo riservato ai quotidiani. Se mi va bene, incasso 100 euro dalla vendita dei quotidiani e mancano ancora 170 euro. Non c'è più guadagno".

La nuova frontiera

A Mariconda l'edicola resta aperta mezza giornata. Chiusi i chioschi davanti all'ospedale e in via Generale Clark: gli edicolanti sono andati in pensione e hanno abbassato la saracinesca, perché non sono riusciti a cedere l'attività. "Nel mio caso, la volontà di cedere è legata anche alla presenza di un'altra edicola a Bellizzi, che devo tenere chiusa - dice Salvatore Bubolo, giornalaio al Parco Arbostella - Non si sono fatti avanti acquirenti: devono alzarsi alle 6 e restare aperti nei giorni festivi; è un lavoro che ti cambia la vita, la logistica, l'orizzonte. Adesso, però, sto riflettendo: il decreto legislativo 170/2001, articolo 4 bis, stabilisce che parte della superficie delle edicole possa essere destinata non solo all'informazione ma anche all'accoglienza turistica, alla commercializzazione di prodotti diversi da quelli editoriali. Si tratta di pastigliaggi confezionati, prodotti alimentari confezionati non deperibili e che non necessitino di particolari trattamenti di conservazione, incluse bevande preconfezionate e preimbottigliate, più i prodotti del settore non alimentare, ad esempio cartolibreria. La condizione è che l'attività prevalente resti la vendita dei quotidiani e dei periodici. Lo farò, è la nuova frontiera".

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