Prete legato e rapinato in chiesa, condanna definitiva per un uomo albanese

Insieme ad un complice, nel dicembre 2015, sequestrò don Antonio Pisani, allora parroco di San Bartolomeo e Santa Maria delle Grazie a Penta

Sequestrò e rapinò un sacerdonte nella sua sacrestia, arriva la condanna definitiva per decisione della Cassazione, a 6 anni di reclusione, per A.J. , 28enne albanese, che nel dicembre 2015, insieme ad un complice, sequestrò don Antonio Pisani, allora parroco di San Bartolomeo e Santa Maria delle Grazie a Penta.

La rapina

La vittima fu legata e picchiata. Dopo qualche mese, grazie alla sua testimonianza, la polizia riuscì ad arrestare uno dei due malviventi. Era sera, intorno alle 21, quando i due malviventi a volto parzialmente travisato, uno armato di pistola e l’altro di un cacciavite, aggredirono il prete, dopo averlo osservato a lungo, pianificando il raid nei minimi dettagli. L'uomo fu picchiato con calci e pugni, poi trascinato nel bagno della sacrestia. Fu poi legato con la cintura di un accappatoio. I due si misero poi alla ricerca di oggetti di valore e soldi, portando via 300 euro destinati alle parrocchie della Valle dell'Irno, insieme ad alcuni orologi e un calice donato al sacerdote da sua madre. C’era voluto del tempo prima che il parroco, malconcio ed esausto per il trattamento ricevuto, riuscisse a liberarsi: calatosi dalla finestra del bagno, uscì in strada e chiese il soccorso dei passanti, che allertarono finalmente le forze dell’ordine. Poi la corsa in ospedale per le ferite riportate. 

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Le indagini

Le indagini partirono dalle immagini registrate dall’impianto di videosorveglianza esterna e dal ritrovamento di una pistola, una calibro 65 con caricatore, abbandonata nella canonica. Uno dei due malviventi fu identificato e rintracciato nell’aprile 2016, mentre era già in carcere a Poggioreale: trascorso un mese dalla rapina al prete, ne aveva tentata un’altra a Casoria, sparando diversi colpi d’arma da fuoco. Condannato a 6 anni per l’episodio di Penta, il 28enne, aveva fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello di Salerno. Un ricorso respinto dalla Suprema Corte, con la condanna divenuta ora definitiva.

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