Blitz dei Nas alla mensa dell'Università: riscontrate irregolarità su sicurezza e cibo

L'indagine con tanto di controlli è coordinata dal procuratore reggente a Nocera Inferiore, Amedeo Sessa. Il lavoro investigativo e di valutazione scaturisce dopo l'ennesimo esposto anonimo giunto presso il Tribunale

Blitz nella sala mensa dell’Università di Fisciano: la procura di Nocera Inferiore rileva diverse irregolarità su conservazione del cibo e in materia di sicurezza sul lavoro. I controlli, coordinati dal procuratore Amedeo Sessa, sono stati eeseguiti due giorni fa dai carabinieri del Nas di Salerno, agli ordini del maggiore Vincenzo Ferrara e dai militari della sezione di polizia giudiziaria nocerina, guidati dal luogotenente Massimo Santaniello. Gli accertamenti scaturiscono da una denuncia anonima inviata agli uffici di via Falcone su alcuni aspetti del servizio, il cui appalto è stato affidato ad una ditta esterna che prepara e somministra i pasti ai tanti universitari. Il controllo della qualità delle pietanze e il rilascio di tessere agli studenti per il pagamento dei pasti spetta all’A.DI.S.U. , l’ente regionale. I locali interessati dal controllo erano l’area di somministrazione, che si estende per circa 4000 mq, con 600 posti disponibili, insieme agli ambienti utilizzati come deposito di sostanze alimentari, di materiale di consumo e laboratorio cucina. Gli inquirenti hanno segnalato alla procura, al momento, diverse contestazioni della legge 81 del 2008, che si rifà al testo unico in materia di sicurezza sul lavoro. Mentre sono in fase di valutazione profili di responsabilità di tipo penale, in special modo sulla tracciabilità del cibo. Capitolo sicurezza: nell’acquisire la planimetria dei luoghi, i Nas hanno scoperto che nel deposito delle derrate alimentari vi erano due pedane in legno in cattivo stato e con diversi chiodi arrugginiti, sulle quali erano poggiati alimenti preconfezionati.

Nello stesso ambiente c’era poi una porta chiusa, comunicante con l’esterno ma con la parte inferiore in plastica usurata, di facile accesso per roditori, insetti e volatili. Nel laboratorio cucina invece, vi erano spigoli in ferro e davanzali metallici non arrotondati o coperti, oltre a nessuna cartellonistica indicante vie di uscita e alcuna luce di emergenza funzionante. Lo stesso nell’area di somministrazione: anche qui mancavano riferimenti su vie di uscita e luci di emergenza funzionanti (eccetto qualche lampada nei pressi delle casse). Inoltre, la sistemazione dei posti e tavoli a sedere non era idonea a creare spazi o vie di uscita (in prossimità di alcune c’erano tavoli e porta abiti, dunque ostacoli) in caso di emergenza. Su richiesta degli inquirenti, non sarebbe stato esibito alcun piano di evacuazione. Capitolo pulizia: anche qui molti i problemi riscontrati. Il laboratorio cucina e la zona lavaggio presentavano macchie di umido e scrostature dell’intonaco del soffitto, polvere vicino alle cappe di aspirazione e ruggine nelle celle frigo e sui banchi di lavoro. Nuove criticità anche in merito al manuale di autocontrollo sulla gestione delle derrate alimentari, che non verrebbe attuato. I militari hanno chiesto spiegazioni su di un arrosto di suino, non ottenendo i dati su produzione, abbattimento temperatura e tracciabilità dell’alimento. Lo stesso anche per alcuni prodotti di ortofrutta, chiusi in cassette di plastica senza indicazioni sulla provenienza. E ancora: tra l’area preparazione e cottura pasti, su due carrelli metallici porta vassoi c’erano piatti sporchi, lattine vuote e avanzi di cibo che risalivano a tre giorni fa. Infine, una stanza adibita al lavaggio delle stoviglie, dismessa ma accessibile, era in pessime condizioni igienico sanitarie. Il lavoro della procura sarà di valutare quanto accertato, insieme a chi avrebbe dovuto vigilare sull'applicazione dei protocolli di legge in materia di sicurezza sul lavoro e di qualità del cibo somministrato, oltre al suo controllo in tutte le fasi.  

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