Rubavano batterie usate dalle compagnie telefoniche: 10 persone nei guai

Danni per 3 milioni di euro, 1300 furti in due anni. Gli indagati sono finiti agli arresti domiciliari. Blitz degli Ufficiali di Polizia Giudiziaria presso la Guardia Costiera di Salerno, insieme ai colleghi del Comando Regionale della Guardia di Finanza di Napoli

Associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione. Con questa accusa, dieci persone sono finite agli arresti domiciliari (tre stranieri residenti in Burkina Faso). Avevano rubato 1300 batterie in uso alle stazioni di telefonia mobile, spedendole in Africa. Il gip su richiesta della procura della Repubblica del tribunale di Salerno ha emesso questa mattina un’ordinanza di custodia domiciliare. Ufficiali di Polizia Giudiziaria presso la Guardia Costiera di Salerno, insieme ai colleghi del Comando Regionale della Guardia di Finanza di Napoli, hanno  dato esecuzione all'ordinanza e stamattina in Procura si è svolta la conferenza stampa, alla presenza del Procuratore Luigi Alberto Cannavale.

Le indagini

Le intercettazioni hanno permesso di svelare un traffico internazionale di batterie. Venivano prima sottratte ai gestori di impianti telefonici e poi piazzate sul mercato africano, attraverso la complicità di canali commerciali. Una nota compagnia telefonica, in due anni - 2016 e 2017 - ha subito 1300 furti: danno economico di circa 3 milioni di euro per reintegrare gli accumulatori rubati, indispensabili per il funzionamento delle telecomunicazioni in caso di black out. 

I dettagli

Diciotto mesi di indagini, 10 arresti tre dei quali all’estero. “Era stato individuato un carico di batterie in porto e la Tim aveva denunciato lo smarrimento. Era un’attività svolta in maniera professionale da chi era dedito al traffico illecito - spiega la Guardia Costiera, attraverso il comandante Giuseppe Menna - Sono stati sottratti ottomila accumulatori. Approvvigionavano la telefonia mobile e la mandavano in tilt: sarebbe stato un problema di sicurezza del Paese, perché potevano essere isolati ospedali e forze dell’ordine. Da Salerno parte il momento di indagine: le bolle di trasporto erano false, gli accumulatori venivano imbarcati. Lo abbiamo scoperto perché la Tim aveva montato su uno degli accumulatori un gps che ci ha permesso di localizzare il carico nel porto di Salerno. I controlli a tappeto ci hanno poi condotto nelle zone del Napoletano e del Casertano, che avrebbero subito danni enormi, in seguito alla sottrazione degli accumulatori. Indagini estese anche al Marocco e Togo".

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