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Il soprano cilentano Maria Agresta consacra “Vallo Città della Musica”

Nella notte di San Lorenzo, sul palco del Teatro Auditorium "Leo De Berardinis" di Vallo della Lucania, “lucevan le stelle” del soprano cilentano Maria Agresta, del M° Giovanni Bellucci e degli allievi della Masterclass di canto lirico e pianoforte, durante l’evento conclusivo della rassegna “Vallo Città della Musica”. Sin dalle prime battute, il concerto finale – che ha registrato il sold out – ha riservato ai presenti in platea (e al pubblico presente in Piazza Vittorio Emanuele, dove era stato posizionato un maxischermo per permettere di assistere al concerto anche a chi non aveva trovato il biglietto per l’ingresso in teatro, n. d. r.) forti emozioni. Infatti, con il delicato tocco delle corde del M° in Chitarra Classica, Angelo Loia – sulle note di quello che è considerato l’inno del Cilento, “So' nato a lo Ciliento… e me ne vanto” del compianto Aniello De Vita (di cui Angelo Loia è il nipote, n. d. r.) – nel buio del teatro, ha fatto il suo ingresso Maria Agresta, illuminata da un fascio di luce che la seguiva. Al suo primo ed emotivamente sentito “So nata a lo Cilento e me ne vanto” – verso iniziale del ritornello –, spontaneamente è partito anche il primo applauso della serata. Esecuzione del brano in cui il soprano vallese ha messo tutto il cuore e la fierezza di essere cilentana. Orgoglio delle sue radici che emerge spesso nel corso delle sue interviste, in cui puntualizza di essere nata a Vallo della Lucania e, nello specifico, di essere cresciuta nel suo «amato rione Spio». È seguito, poi, un altro momento di qualità eccelsa: l’esecuzione del Maestro Giovanni Bellucci, pianista di fama internazionale. Infatti, stando a quanto scritto dal quotidiano francese "Le Monde", dopo la sua vittoria alla World Piano Masters Competition di Montecarlo 1996: «Bellucci rappresenta la nuova stella del pianismo italiano, non esistono dieci pianisti come lui al mondo: egli ci riporta all'età dell'oro del pianoforte». Tra le altre cose, la rivista Diapason lo ha inserito nella Top Ten dei pianisti lisztiani della storia, accanto ad artisti del calibro di Argerich, ad Arrau, Brendel, Cziffra, Zimerman. Una esecuzione che, senza esagerazione, ha estasiato il pubblico, attraverso i virtuosismi che le sue mani sono riuscite a realizzare accarezzando gli ottantotto tasti bianchi e neri di ebano e avorio del prezioso pianoforte a coda (Steinway & Sons - Alberto Napolitano). Così, dopo le esibizioni dei Maestri Agresta e Bellucci, è arrivato il momento delle performances degli allievi delle Masterclass di perfezionamento in canto lirico e pianoforte che – oltre ad essere state un’importante occasione di studio per i giovani – ha messo in evidenza il loro talento, in alcuni davvero promettente. Accanto a tali corsi di perfezionamento destinato a studenti e diplomati, si sono svolte – a Vallo della Lucania, dal 4 al 10 agosto –, anche le Masterclass di Flauto; Viola e Canto Pop. Gli allievi di queste ultime discipline musicali si sono esibiti nelle serate dell’8 e 9 agosto. Grazie alla sua direzione artistica (avvenuta a titolo gratuito), fungendo da catalizzatore, Maria Agresta è riuscita a coinvolgere nel progetto maestri di fama nazionale ed internazionali quali: il M° Marco Zoni e la M° Maria Teresa Petrosino, per la Masterclass di Flauto e Canto Pop; il Primo violino della Scala, il M° Danilo Rossi per il corso di perfezionamento di Viola; il M° accompagnatore in pianoforte Stefano Bezziccheri; il Maestro accompagnatore in pianoforte Michele D’Elia e il già citato M° Giovanni Bellucci. Il concerto si è concluso con l’esecuzione de “La canzone del Salice” e della struggente “Ave Maria”, tratte dal quarto atto dell’Otello di Giuseppe Verdi, ad opera di Maria Agresta in veste di Desdemona. In tale interpretazione, il soprano vallese è riuscita a conferire all’amen finale della preghiera, preambolo di morte che suggella il canto, quella drammaticità vocale-interpretativa – sottolineata anche dalla commozione che i suoi occhi lucidi non sono riusciti a mascherare - che ha richiamato alla memoria l’esecuzione di un noto soprano del passato, Maria Tebaldi, considerata la “Desdemona ideale”. Un livello di esecuzione così elevato che, al termine del brano, ha fatto alzare in piedi l’intero teatro, tributando all’artista un prolungato e meritato applauso. Un abbraccio ideale attraverso cui i cilentani hanno voluto salutare e, soprattutto, ringraziare calorosamente Maria Agresta. Rosy Merola

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