"Epatite C, l'epidemia silenziosa": lo studio presentato a Fisciano

Siglato un protocollo d'intesa tra Asl e università per individuare le infezioni da HCV e bloccare la trasmissione del virus: 11mila gli ammalati in provincia di Salerno

L'incontro a Fisciano

Siglata a Salerno la collaborazione tra Asl e università per la cura del virus dell'epatite C: nel corso dell'incontro tenutosi presso l'ateneo di Fisciano è stato presentato uno studio recentemente presentato ad Amsterdam, in Olanda, in occasione del congresso dell'Associazione europea per lo studio del fegato. Secondo questo studio sono 84mila i malati di epatite C in Campania, dei quali 11mila a Salerno e provincia. L'epatite C è la terza causa di morte in Italia: il rischio è maggiore se l'infezione viene contratta alla nascita e da soggetti immunodepressi. Si stima inoltre che nella regione Campania siano circa 200mila le persone con il virus dell'epatite C, definita una "epidemia silenziosa" in quanto spesso passa inosservata perchè non manifesta sintomi e viene scoperta, a volte, addirittura a distanza di anni dalla contrazione del virus HCV.

Individuare le infezioni e bloccare la trasmissione del virus sono due obiettivi prioritari, che impongono di non trascurare in particolare le persone a rischio di avere contratto l’infezione, come coloro che hanno fatto uso di sostanze stupefacenti. Questo il punto di partenza della collaborazione tra l’Università degli Studi Salerno e l’UOC Dipendenze Asl Salerno Ds 65 Battipaglia, che insieme hanno firmato lo studio recentemente presentato ad Amsterdam, con un abstract esposto al Congresso dell’Associazione Europea per lo Studio del Fegato (EASL).

“Sappiamo che l’epatite C è una delle malattie più comuni tra coloro che hanno abusato di sostanze stupefacenti - ha dichiarato Marcello Persico, docente di Medicina interna presso l'università degli studi di Salerno - tuttavia ancora oggi c’è la tendenza a non verificare la presenza del virus HCV e a non sottoporre queste persone alle terapie, perché ritenute difficili da trattare. Questo ritardo nella diagnosi e nel trattamento espone al rischio di un aumento della trasmissione del virus e compromette la possibilità di accesso precoce alle terapie disponibili, che oggi se effettuate in tempo permettono di bloccare il virus prima che questo provochi serie conseguenze come cirrosi ed epatocarcinoma. Lo studio che abbiamo realizzato in collaborazione con l’UOC Dipendenze Asl Salerno Ds 65 Battipaglia tra il 2008 e il 2011 ha coinvolto 181 persone con epatite cronica C, di cui 122 avevano abusato di sostanze stupefacenti e i dati raccolti hanno dimostrato che i risultati terapeutici raggiungibili sono molto positivi, perché si tratta spesso di persone giovani, che non hanno sviluppato seri danni epatici come la cirrosi e che in molti casi hanno un genotipo virale 3, che permette di ottenere una buona risposta al trattamento”.

Questo il commento di Antonio De Luna, Direttore UOC Dipendenze Asl Salerno Ds 65 Battipaglia, tra gli autori dello studio: “I risultati raggiunti con questo studio dimostrano che l’epatite C non può essere sottovalutata, perché abbiamo la possibilità di bloccare l’infezione e di evitare le sue conseguenze. Le persone che hanno abusato di sostanze stupefacenti che fanno riferimento alla nostra struttura hanno bisogno di supporto e informazione costanti sull’epatite C. L’ UOC Dipendenze Asl Salerno Ds 65 Battipaglia è attiva da oltre vent’anni sul territorio nella lotta alle epatiti croniche e ha preso parte a vari studi multicentrici con rilevanti risultati. Grazie alla collaborazione con l’Università di Salerno ci è stato possibile affrontare questa vera e propria emergenza sanitaria in modo più sistematico e tangibile. La nostra attività quotidiana sul campo permette di intervenire per individuare la presenza del virus con un semplice test del sangue, e consente quindi diagnosi precoce e trattamento tempestivo, per bloccare l’infezione e in alcuni casi eradicare il virus portando a una completa guarigione. Questi risultati aprono la strada a un nuovo modello di collaborazione tra Università e servizi al territorio per una gestione più attenta ed efficace del problema epatite C”.

Conclude Massimiliano Conforti, Vice Presidente di EpaC Onlus, intervenuto in occasione della presentazione dello studio presso l’Università di Salerno: “Individuare l’infezione e arrivare al trattamento il prima possibile aumentano le possibilità di guarigione per il paziente e sono quindi una necessità e un diritto per i pazienti e per le loro famiglie. I risultati dello studio condotto a Salerno dimostrano che l’epatite C non può essere un problema trascurato perché abbiamo gli strumenti per poter intervenire. Individuare le persone a rischio, come coloro che hanno fatto uso di sostanze stupefacenti anche se in passato e saltuariamente, e verificare la presenza del virus sono obiettivi prioritari per contrastare l’epatite C e per raggiungerli serve la collaborazione di tutti”.

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Marcello Persico ha inoltre sottolineato come “l’atto aziendale è la condicio sine qua non per attrezzare una risposta alle tante richieste che vengono dalla provincia. Oggi presso l’ azienda ospedaliera universitaria lavorano 73 professori di medicina che non hanno dignità per lavorare in maniera eccellente. Esistono molti colleghi ospedalieri che sono disponibili e felici di una integrazione con l’università perché da una sinergia nascono cose positive”.

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