Intrecci tra camorra e politica: a Nocera in 24 rischiano il processo

Le accuse vanno dallo scambio elettorale politico-mafioso alla corruzione elettorale, fino alla violenza privata e tentata estorsione

Indagine "Un'altra storia bis": in 24 rischiano il processo. L’indagine condotta dall’Antimafia su di un presunto intreccio tra camorra e mondo politico a Nocera Inferiore è ad un passo dal dibattimento, con il Gip che dovrà decidere le sorti di ex consiglieri comunali, aspiranti candidati e pregiudicati. Le accuse vanno dallo scambio elettorale politico-mafioso alla corruzione elettorale, fino alla violenza privata e tentata estorsione. Tra i destinatari c’è l’ex consigliere comunale Nicola Maisto, accusato di aver comprato voti durante le elezioni, il 20enne Luigi Sarno, giovane in orbita del boss Antonio Pignataro e accusato di aver corrotto diversi elettori (c’è un’intera famiglia che rischia il processo), l’ex candidato Mario Stanzione, accusato di falso, così come il parroco Alfonso Santoriello, firmatario della richiesta di variante. A seguire diversi soggetti nell’orbita di Pignataro e aspiranti consiglieri comunali. Inoltre, di recente la Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai legali di Ciro Eboli e Carlo Bianco, i due aspiranti candidati al consiglio. 

Il patto con la "camorra"

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L’aver ritenuto non valido il ricorso dalla Cassazione, pur senza entrare nel merito, segna un punto a favore della Procura sulla sussistenza di un patto stipulato con la camorra (rappresentata dall’ex boss Antonio Pignataro) e aspiranti consiglieri comunali. La stessa Dda aveva presentato una memoria a sostegno della tesi, che riassumeva come fosse proprio il progetto di una casa famiglia la vera utilità per l’ex esponente della N.C.O. e Nuova Famiglia, Antonio Pignataro. In cambio, vi sarebbe stata promessa di un supporto in termini di voti per Eboli e Bianco. A fare da raccordo tra le parti - sempre secondo le accuse - l’ex vice sindaco Antonio Cesarano. L'utilità, in questo caso, era una casa famiglia che doveva sorgere su di un terreno adiacente la parrocchia di San Giuseppe, a Monte Albino, finita nelle mire di Pignataro ed Eboli. Il progetto, votato dalla giunta del sindaco Torquato con una delibera d'indirizzo, fu poi revocato meno di un mese fa

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