"Camorra e politica", gli imputati per corruzione elettorale vogliono patteggiare

Nell'indagine sul "clan" di Antonio Pignataro, 5 hanno chiesto la messa alla prova e altri due il patteggiamento. Sono quelli indagati per corruzione elettorale: avrebbero preso soldi in cambio del loro voto

Nell'indagine su intrecci tra la camorra e il mondo della politica, sette indagati hanno chiesto di definire subito la propria posizione. Sono quelli indagati per corruzione elettorale: avrebbero preso soldi in cambio del loro voto. In questo caso, il presunto beneficiario sarebbe stato l'ex consigliere comunale Nicola Maisto. Anch'egli raggiunto dall'avviso di garanzia, poi dimessosi dopo una settimana dal blitz che portò in carcere altre persone, tra le quali l'ex esponente della Nuova Famiglia, Antonio Pignataro, con l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso. Al gip Giovanna Pacifico, hanno chiesto l'ammissione alla messa alla prova Soraya, Marika ed Emanuela Cancro, Maria Grazia Romano e Gerardo Villani. Hanno chiesto di patteggiare invece Angela Consalvo e Olga Clara Attanasio. Il prossimo 23 aprile saranno definite le loro posizioni. Gli avvocati difensori sono Valerio De Nicola e Salvatore Desiderio.  La messa alla prova, ora possibile per chi ha compiuto il maggiore anno di età, è una modalità alternativa alla definizione del processo, che punta attraverso un recupero sociale ad estinguere il reato. 

L'inchiesta

Un ex consigliere comunale, un prete, un ex assessore, un intero nucleo familiare ed un ex candidato sindaco. Questi ed altri figurano nell’indagine appena conclusa dalla Procura Distrettuale Antimafia, partita dalle attività criminali del 60enne pluripregiudicato ex cutoliano Antonio Pignataro, condannato in concorso per l’omicidio della figlia del magistrato Lamberti, Simonetta. Le accuse vanno dallo scambio elettorale politico-mafioso alla corruzione elettorale, fino all’estorsione aggravata dal metodo camorristico e alla violenza privata. L’indagine ribattezzata «Un’altra storia» e partita nel 2015 quando i carabinieri del Ros e gli agenti della Mobile stringevano in una morsa le bande criminali a Nocera Inferiore, conta 24 indagati. Oltre a quelli già citati, rischiano il processo anche Carmine e Giuseppe Afeltra; Gianluca Arcucci, Carlo Bianco (ex consigliere comunale), Antonio Cesarano (ex assessore e vicesindaco), Ciro Eboli, Francesco Gambardella, Nicola Maisto (ex consigliere comunale), Antonio Pignataro, Luigi e Pio Sarno, Rocco e Mirko Sileo, Mario Stanzione (ex candidato sindaco), il parroco Alfonso Santoriello, Pasquale Galasso e Luigi Chiavazzo (la posizione è stata stralciata per via di un impedimento). Le accuse variano a seconda delle posizioni. Quella maggiore, che mantiene in carcere dal mese di agosto Pignataro, il suo sodale e braccio destro Cibo Eboli e l’ex consigliere comunale Carlo Bianco - che si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l'incidente probatorio chiesto dalla procura Antimafia -  è lo scambio elettorale politico-mafioso.

L’accordo di voti in cambio di utilità si sarebbe concretizzato nel far approvare una delibera d’indirizzo alla ex giunta del sindaco Manlio Torquato concentrata sull’edificazione di un terreno, sul quale sarebbe stata poi costruita una mensa Caritas. Sia Eboli che Bianco si sarebbero spesi a favore del progetto, la cui richiesta fu inoltrata da Alfonso Santoriello, parrocco della chiesa di San Giuseppe. Il sacerdote è indagato per false dichiarazioni al pubblico ministero titolare dell’indagine, Vincenzo Senatore. 

La casa famiglia e la mancata elezione


Il progetto di quella casa famiglia non andò mai in porto, ed Eboli e Bianco non furono eletti alle scorse elezioni. Un altro filone è la corruzione elettorale, costato il posto in assise all’ex consigliere Nicola Maisto. Per la Procura, il giovane esponente civico avrebbe ottenuto consensi in cambio di denaro. A riguardo, sono indagate diverse persone che avrebbero fatto riferimento a Luigi Sarno, giovane ventenne nell’orbita di Pignataro, che si sarebbe speso per reclutare persone da corrompere il giorno delle elezioni comunali di giugno scorso. Pignataro, insieme ad altri, risponde anche di estorsione (avrebbe organizzato con altri una spedizione punitiva ad Angri per recuperare una somma di denaro) e di violenza privata (costrinse un giovane a chiedere scusa per un furto). Il 23 aprile proseguirà l'udienza preliminare, con le discussioni e l'accoglimento o meno delle richieste presentate da una parte degli imputati

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