Nocera Inferiore, intrecci tra camorra e politica alle scorse elezioni: ci sarà il processo

Comincerà il 27 settembre prossimo il processo "Un'altra storia bis". L'inchiesta sull'esistenza presunta di quel "sistema" ipotizzato dall'Antimafia, che avrebbe registrato collusioni tra il mondo criminale e quello politico

Comincerà il 27 settembre prossimo, dinanzi al III collegio di Nocera Inferiore, il processo "Un'altra storia bis". L'inchiesta sull'esistenza presunta di quel "sistema" ipotizzato dalla Procura Antimafia, che avrebbe visto la partecipazione di un ex boss della Nco e Nuova Famiglia, candidati al consiglio comunale, un ex consigliere comunale ed un ex amministratore e vicesindaco. Le persone che saranno processate sono Antonio Pignataro, noto per l'omicidio della piccola Simonetta Lamberti oltre che per essere stato esponente di un clan di camorra, gli ex candidati al consiglio comunale Carlo Bianco (anche ex consigliere) e Ciro Eboli, Nicola Maisto, ex consigliere dimessosi e accusato per corruzione elettorale, Antonio Cesarano, ex vice sindaco ed assessore della giunta dell'ex sindaco Antonio Romano, l'ex candidato sindaco Mario Stanzione, il parroco sospeso della parrocchia di San Giuseppe, Alfonso Santoriello, Gerardo Villani, Francesco Gambardella, Pio e Luigi Sarno, Rocco e Mirko Sileo e Luigi Chiavazzo. Il 25 ottobre il Gup Giovanna Pacifico, presso il tribunale di Salerno, valuterà i programmi di messa alla prova per Soraya Cancro, Marika Cancro, Emanuela Cancro, Maria Grazia Romano. Le giovani rispondono di corruzione elettorale: secondo le accuse, avrebbero percepito dai 40 ai 50 euro per votare il consigliere Nicola Maisto. A "gestirli" sarebbero stati i fratelli Sarno, anche loro rinviati a giudizio. Hanno deciso invece di patteggiare, sempre per corruzione elettorale, Olga Clara Attanasio e Angela Consalvo. La pena richiesta è di tre mesi di reclusione e 200 euro di multa, con pena sospesa. Al termine dell'udienza preliminare, il Gup ha prosciolto dall'accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso Antonio Pignataro, Ciro Eboli, Carmine e Giuseppe Afeltra e Gianluca Arcucci. L'episodio riguardava il recupero di un presunto debito maturato dalla sorella di uno degli indagati nella gestione della palestra "Penta World"

La delibera del "boss" in cambio dei voti

Al centro delle indagini, con l'accusa di violenza privata, false dichiarazioni, estorsione e corruzione elettorale per alcuni degli indagati, c'è l'accusa madre di scambio elettorale politico-mafioso. Sullo sfondo l'adozione di una delibera di Giunta comunale (maggio 2017) con il cambio di destinazione urbanistica di un suolo adiacente la chiesa di San Giuseppe in via Montalbino. Un terreno sul quale avrebbe dovuto sorgere un edificio da destinare a mensa Caritas e casa famiglia. Rispetto a ciò, si sarebbe registrato un diretto interessamento del boss Pignataro: quest'ultimo, ritenuto a capo di un vero e proprio neo "clan", avrebbe nutrito insieme a Ciro Eboli interessi speculativi in quel progetto. Il disegno della Dda risulta essere stato questo: Eboli e Bianco avrebbero fatto pressioni sull'amministrazione per portare in giunta quella delibera, votata come "indirizzo", poi revocata dal sindaco Manlio Torquato dopo i primi arresti. In cambio, i due avrebbero avuto supporto elettorale durante le ultime elezioni. Nessuno dei due fu eletto. Il "mediatore" di questo disegno sarebbe stato l'ex vicesindaco Antonio Cesarano

Il "clan" di Antonio Pignataro

Per almeno altri 10 indagati vi è il rischio di un processo bis, con la sola accusa di associazione di stampo mafioso. Reato stralciato, che sarà trattato a parte, in udienza preliminare. L'accusa viene mossa a Carmine Afeltra, Carlo Bianco, Antonio Cesarano, Ciro Eboli, Antonio Pignataro, Guerino Prudente, Domenico Orsini, Rosario, Pasquale Avallone e Michele Cuomo

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