Camorra e politica, l'ex vice sindaco Cesarano resterà ai domiciliari

Il Tribunale del Riesame conferma gli arresti domiciliari per Antonio Cesarano, l'ex vice sindaco di Nocera Inferiore, sotto processo per scambio elettorale politico-mafioso. I giudici hanno recepito le indicazioni della Cassazione

Il Tribunale del Riesame conferma gli arresti domiciliari per Antonio Cesarano, l'ex vice sindaco di Nocera Inferiore, sotto processo per scambio elettorale politico-mafioso. I giudici hanno recepito le indicazioni della Cassazione, confermando la misura che già il gip, in una fase precedente, aveva concesso all'ex politico dopo un periodo di diversi mesi in carcere . 

L'indagine di camorra

Sullo sfondo l’inchiesta «Un’altra storia», i cui imputati sono attesi dall'inizio del processo e concentrata su un presunto intreccio, prima delle scorse elezioni comunali, tra la camorra e le istituzioni a Nocera Inferiore. Antonio Cesarano è difeso dagli avvocati di fiducia Annalisa Califano e Massimiliano Forte. In attesa di leggere le motivazioni del Riesame, che dal carcere deciso in fase iniziale ha ora deciso per gli arresti domiciliari, bisogna rifarsi alla pronuncia della Suprema Corte. Secondo i giudici, "l'adeguatezza e proporzionalità della misura cautelare" - quella del carcere - non era stata sorretta da "adeguata motivazione", perchè non aveva tenuto conto di diversi fattori. Tra questi, la situazione politico-amministrativa del post elezioni, la capacità di influenzare di Cesarano - "anche in ragione dell'immutata antura dei rapporti con i vertici dell'amministrazione" - nè fu spiegato perchè il regime dei domiciliari non fosse idonea quale misura alternativa. 

Le motivazioni dei giudici

Nel valutare la posizione di Cesarano, la Cassazione aveva confermato poi il teorema della Dda di Salerno: Cesarano avrebbe fatto da «mediatore» tra l’ex boss Antonio Pignataro e i candidati al consiglio comunale, Ciro Eboli e Carlo Bianco, per spingere la giunta dell’allora sindaco Manlio Torquato ad approvare una delibera d’indirizzo di variante al Puc. Un provvedimento che avrebbe dato il via all’iter per la realizzazione di una casa famiglia, oggetto di presunte speculazioni da parte del "gruppo criminale" dell’ex cutoliano ed esponente poi della Nuova Famiglia, Antonio Pignataro. L’ex vice sindaco fu ritenuto non «credibile» dal gip, durante l’interrogatorio di garanzia a gennaio, dopo il suo arresto. In quella sede spiegò che l’ex consigliere comunale, candidato ed amico Carlo Bianco, lo aveva tirato in ballo, inserendolo in quel "patto con la camorra", solo per non aver ricevuto dallo stesso un supporto economico ed elettorale durante le scorse elezioni. Le elezioni di Carlo Bianco e Ciro Eboli sarebbero state legate all’approvazione di quel progetto edilizio. Nessuna delle due circostanze avrebbe poi visto la sua riuscita. Secondo l'accusa, era Cesarano l’«interlocutore» di Pignataro, con i presunti accordi presi nel suo studio medico, dove eseguiva le analisi per lo stesso ex boss di camorra.  

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