Operazione anti-corruzione: 4 arrestati tra cui un giudice, nei guai anche un nocerino

A finire in manette, pure V.C., nato a Nocera Inferiore nel 1967, libero professionista nel commercio al dettaglio di prodotti via internet

C'è anche un nocerino, tra i convolti nell'operazione "San Gennaro", coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, nei confronti di un giudice napoletano ed altri quattro soggetti indagati, a vario titolo, per corruzione per l'esercizio della funzione, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, corruzione in atti giudiziari, traffico di influenze illecite, millantato credito, tentata estorsione, favoreggiamento personale. A finire in manette, dunque, V.C., nato a Nocera Inferiore nel 1967, libero professionista nel commercio al dettaglio di prodotti via internet. I quattro indagati sono stati condotti in carcere. Il magistrato A.C. sarebbe al centro di un sistema corruttivo e sarebbero emersi collegamenti degli arrestati con appartenenti alla camorra, ma non sono contestate aggravanti mafiose.
 

Gli arresti

Gli arresti sono arrivati al termine di un’articolata attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica. Nella mattina di oggi, mercoledì 3 luglio, la Squadra Mobile di Roma ha dato esecuzione all’ordinanza di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere emessa il 27 giugno scorso dal gip presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura della Repubblica.

L'Associazione nazionale magistrati sezione di Napoli:

"Le notizie di stampa relative all'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un giudice del Tribunale di Napoli, indagato per gravissimi fatti di corruzione in atti giudiziari e, addirittura, accusato di aver avuto contatto con sodalizi camorristici, lasciano sgomenti i magistrati del Distretto.

La magistratura napoletana è un'istituzione sana, quotidianamente impegnata con professionalità e dedizione in delicatissime funzioni giudiziarie di ripristino della legalità e di contrasto della criminalità anche organizzata. Ribadisce a voce alta che il rigore etico e deontologico costituisce un indefettibile presupposto per la credibilità dell'istituzione. Stigmatizza senza riserve le condotte, da accertare nelle sedi competenti, di chi tradisce questi valori".


 

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