Latitanza di un killer, assolti due paganesi per assenza di prove

Il primo era accusato di aver prestato un casolare da utilizzare come nascondiglio per la latitanza. L'altro gli avrebbe concesso la propria auto per spostarsi liberamente. Sullo sfondo la latitanza dell'ex killer della Nco, Antonio Nastro

Il primo era accusato di avergli prestato un casolare da utilizzare come nascondiglio per la sua latitanza. L'altro, invece, gli avrebbe concesso la propria auto per spostarsi liberamente, dietro versamento di soldi. Sullo sfondo la latitanza dell'ex killer della Nco, Antonio Nastro, arrestato nel giugno 2012 dopo essere scappato dal carcere di Fossombrone un anno prima. L'uomo aveva approfittato di un permesso premio, non facendo più rientro nella casa circondariale dove doveva restarci a vita, in virtù di una sentenza d'ergastolo. Dopo anni di processi, il giudice ha assolto i suoi due presunti fiancheggiatori: sono Stefano Vuolo, 60enne di Corbara e Francesco D'Amaro, di 33 anni. L'accusa per entrambi era di favoreggiamento. Nel primo caso, per Vuolo, i giudici del collegio del tribunale di Nocera Inferiore hanno ravvisato come Nastro si recasse nel casolare per dormire in un letto ben nascosto dietro ad un armadio. E di aver avuto accesso al fabbricato liberamente, essendo la porta aperta, senza mai avvisare Vuolo. Quest'ultimo non comparve nelle intercettazioni della Dda, nè alcun testimone riferì mai che lui fosse a conoscenza che in quel casolare di famiglia vi fosse un killer della camorra. 

L'assenza di prove e riscontri



Diverso il ragionamento per D'Amaro, accusato di essere stato l'autista del pregiudicato. Ma anche stavolta, con l'imputato difeso dall'avvocato Vittoria Schiavo, dal processo non sono emersi elementi o prove che confermassero la tesi dell'accusa. In sostanza, D'Amaro aveva ammesso la consegna della sua auto a Carlo Esposito (complice di Nastro) "confermando la consapevolezza che a bordo della stessa avrebbe potuto viaggiare anche il Nastro". Ma - precisano i giudici - lo seppe solo due o tre settimane dopo che la stessa auto sarebbe stata utilizzata anche per trasportare il latitante. Dal dibattimento è emerso che D'Amaro temesse la caratura criminale del latitante, "pur con la rassicurazione che l'auto non sarebbe stata utilizzata a scopi illeciti". Ma quando seppe delle rapine commesse, si tenne "il più possibile a distanza per evitare coinvolgimenti". Ma nè l'uso effettivo dell'auto da parte di Nastro è stato provato, nè è stata dimostrata la reale sussistenza di una concreta e consapevole condotta di agevolazione da parte di D'Amaro. I giudici hanno deciso per l'assoluzione perchè il fatto non sussiste

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