Pagani, "So chi ha ucciso Marcello Torre": i verbali dell'ex boss Contaldo

Il verbale, con le risposte ai pm Rosa Volpe e Vincenzo Montemurro, riguarda la conferma di tutto quanto riferito nel corso della sua collaborazione

«Sull’omicidio Torre io so qualcosa, so più di un qualcosa». A parlare è Sandro Contaldo , alias Sandrino O’ Pazz, ex capoclan delle Palazzine a Pagani, collaboratore di giustizia. Il verbale, con le risposte ai pm Rosa Volpe e Vincenzo Montemurro, riguarda la conferma di tutto quanto riferito nel corso della sua collaborazione. Con un approfondimento sull’esecuzione dell’ex sindaco di Pagani, Marcello Torre, trucidato in un agguato di camorra nel 1980. «Antonio Benigno e Salvatore Di Maio sono stati responsabili di quell’omicidio, però come mi diceva zio Antonio, zio Antonio Benigno, diceva - non mi possono più giudicare, perché io e Salvatoriello, non ci possono giudicare due volte - secondo quello che mi raccontava Benigno, questo omicidio fu fatto su input di Rosetta e Raffaele Cutolo. I mandanti. Ma Benigno mi disse - Sandrino, Torre non è morto soltanto perché faceva spostare di continuo Salvatore Serra, alias Cartuccia, da un carcere all’altro e noi cutoliani non riuscivamo ad ammazzarlo. Torre è morto perché c’era un’esigenza in ambito politico». Contaldo all’epoca era un ragazzino, e i suoi trascorsi criminali erano di là da venire. «Torre era un galantuomo, uno che faceva l’avvocato di chiunque, per dovere, una persona per bene. Io sono stato al suo funerale, tutti erano amici di Marcello Torre». Le ricostruzioni di Contaldo, che parla de relato rispetto ad argomenti non vissuti direttamente, fanno riferimento ai suoi rapporti con esponenti della malavita di quegli anni, in un periodo diviso tra omicidi eccellenti e una lunga guerra tra Nuova camorra e Nuova famiglia, con spartizioni di potere ulteriori protratte fino alla soglia degli anni 90.

L'omicidio

"Benigno mi spiegava che Torre era stato silurato in un certo senso da ambienti della Dc, perchè doveva andare in parlamento a Roma, dava fastidio a personaggi della Dc che non lo volevano nel loro contesto perchè era uno che non scendeva a patti. Io chiesi a zio Antonio, chiesi, ma l'interesse, lui mi disse che l'interesse non era soltanto provinciale, ma era un pò più in alto, mi disse in ambito locale. In ambito locale disse che l'interesse maggiore ce l'aveva Mimì Bifolco, che sarebbe il padre di Antonio Bifolco ed altri esponenti della Dc. Più di questo non vi so dire sinceramente". Poi ritorna sulle modalità dell'omicidio: "Mi dissero che lo ammazzarono sopra a una villa dove a Pagani c'era un ristorante, il Boomerang, un pò più avanti c'era la villa di Salvatore Serra, insieme a Torre c'era l'avvocato Bonaduce che si salvò per miracolo. Mi disse che loro erano responsabilie non potevano essere giudicati più. Siamo stati assolti, disse, anche es siamo stati noi non ci possono più giudicare". L'interrogatorio di Contaldo, collaboratore di giustizia dall'estate 2014, è datato gennaio 2015. Le sue dichiarazioni sono confluite in diversi procedimenti penali, a seconda dei nomi e dei contesti affrontati dall'ex boss paganese

Conosciuto come "Sandrino o'pazzo", era a capo di un clan attivo negli anni Novanta, impegnato a imporre il racket sul territorio, fino alle città limitrofe. Droga, usura, estorsioni, rapine ed omicidi. Con l'indagine "Ametista", il clan fu sbaragliato dall'Antimafia. Poi la scelta di collaborare, con i verbali finiti al vaglio degli inquirenti. 

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