Mensa affidata "illegalmente" a Pagani, vermi nel cibo: in 5 a processo

La Procura di Nocera ottiene il giudizio per cinque persone, tre i rappresentanti di una ditta che prestava servizio mensa nelle scuole di Pagani. Nel mirino l'affidamento più volte irregolare del servizio e la qualità del cibo somministrato

Abuso d’ufficio, falso ideologico, commercio e vendita di sostanze alimentari nocive e non genuine. Con queste accuse finiscono a processo cinque persone. Tre di queste sono riconducibili ad una ditta, che tempo fa svolgeva servizio mensa per le scuole di Pagani. Due, invece, sono funzionari del Comune.

La maxi inchiesta

L’accusa principale che muove la procura è di aver prorogato più volte il servizio a quella stessa ditta, senza che ve ne fosse alcuna necessità. La gestione del servizio sarebbe stata affidata senza una gara ad evidenza pubblica e senza che vi fossero condizioni d’urgenza. I fatti contestati vanno dal 2010 al 2011. Due le proroghe effettuate dai funzionari comunali e ritenute illegittime. Secondo indagini, sarebbe stata solo per "inerzia" degli uffici che sarebbero state poi disposte le proroghe.

Vermi nel cibo ed escrementi

Diverse le violazioni mosse sulla normativa che regola i contratti, così come la somministrazione del cibo. Nel 2011, in alcune vaschette di cibo furono trovati dei vermi: alcuni studenti finirono al pronto soccorso. I carabinieri di Pagani, dopo la denuncia diverse mamme, accertarono anche condizioni igienico sanitarie precarie all’interno del laboratorio di cottura dei pasti. La ditta in questione aveva avuto in gestione il servizio per tre anni, svolgendo la propria attività per gli alunni delle scuole materne, elementari, medie e paritarie del comune di Pagani. Secondo i documenti al vaglio della procura, il 31 maggio 2010 l’ufficio comunale preposto si attivò per la preparazione degli atti propedeutici alla nuova gara d’appalto. La stessa però non fu ultimata e l’ente decise di prorogare il servizio a decorrere dal 1 ottobre 2010 fino al 31 dicembre dello stesso anno. Il sospetto degli inquirenti, formalizzato nell’accusa di abuso d’ufficio, è di un presunto vantaggio - con tanto di ottimizzazione dei tempi - che sarebbe stato procurato a chi beneficiò materialmente del servizio.

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