"Lo spaccio a Pagani doveva avvenire senza ostacoli", così il Riesame sull'inchiesta della Dda

Con queste motivazioni i giudici del Tribunale del Riesame di Salerno confermano l'impianto accusatorio, messo insieme dall'Antimafia, sul "sistema della droga" sgominato nella più grande piazza "di spaccio della provincia di Salerno"

«Quelli della Lamia soffrivano ogni forma di autorità. Volevano spacciare indisturbati e sfuggivano ad ogni forma di vigilanza e controllo». Con queste motivazioni i giudici del Tribunale del Riesame di Salerno confermano l'impianto accusatorio, messo insieme dall'Antimafia, sul "sistema della droga" sgominato nella più grande piazza "di spaccio della provincia di Salerno".

L'indagine

Indagine coordinata dal sostituto procuratore della Dda, Vincenzo Senatore. Dopo aver avvalorato l'ordinanza del gip, il Tribunale della Libertà ha confermato il carcere per tutti i coinvolti. Quella piazza di spaccio, tanto attiva quanto difficile da debellare, vedeva la vendita di almeno sessanta pallini di cocaina al giorno, dal costo di quindici euro uno. Secondo i calcoli fatti dagli inquirenti, al mese ne venivano venduti almeno duemila, con un incasso che sfiorava i 10.000 euro settimanali, i 40mila mensili e i 500mila in un anno. E nessuno doveva parlare, specie gli assuntori, quando a fermarli erano i carabinieri per controlli e riscontri. Il controllo costante sul quartiere era quotidiano ed ogni indagato aveva un ruolo da svolgere, dal pusher tradizionale alla sentinella piazzata nei singoli vicoli del quadrilatero paganese. 

Tra sentinelle e precauzioni

La prove di uno spaccio a larga scala per i giudici «emerge inequivoca, con interlocutori che parlano continuamente sotto intercettazione, a riferire espressamente di droga, assuntori a dichiarare le loro sortite con indicazioni chiarissime, per un traffico di stupefacente costante, pervicace, capillare, continuo, condotto stabilmente dai soggetti deputati ad esso, con spacciatori incalliti. Ogni singolo episodio di cessione è una prova, con tecniche collaudate e diverse, ruoli, associazione, compresenza dei personaggi nello stesso posto, tutto a testimoniare l’esistenza di una forte organizzazione». E ancora: «Il controllo delle strade, con cautele e perlustrazioni, è maniacale. A via Matteotti, si doveva spacciare». I carabinieri di Pagani hanno ricostruito e raccolto decine di conversazioni, con appostamenti, pedinamenti e persone sentite a sommarie informazioni, subito dopo lo scambio droga e soldi. Un supporto lo hanno fornito anche le immagini di una telecamera, distrutta e poi cambiata, piazzata dagli investigatori nel punto cruciale del quartiere. Ma neanche questo bastava a rallentare l'attività. «Quando le videoriprese terminavano la operatività dei pusher non diminuiva - si legge nelle motivazioni - né subiva riduzioni per arresti o blitz effettuati nel mezzo delle lunghe azioni investigative dei carabinieri». Nell'inchiesta sono indagate 26 persone. 
 

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