Spettacolo sui gender, passo indietro del Comune: niente studenti

Pace fatta tra il sindaco Enzo Napoli e l'associazione "Difendiamo i nostri figli". Ma dall'Asl Martina Castellana tuona: "Dalla polemica emerge solo tanta ignoranza"

Il teatro Verdi

Dopo le polemiche suscitate dall’associazione “Difendiamo i nostri figli” e condivise in consiglio comunale dagli esponenti del centrodestra, l’amministrazione comunale di Salerno è costretta a fare un passo indietro sullo spettacolo gender “Fa’ afafine”, previsto all’interno della rassegna “Primi Applausi” dedicata agli alunni delle scuole primarie e secondarie salernitane con il patrocinio ed il finanziamento del Comune. Il sindaco facente funzioni Enzo Napoli, infatti, ha deciso che lo spettacolo ci sarà, ma verrà messo in scena in orario pomeridiano (sempre il giorno 8 marzo 2016) e che il Comune confermerà il patrocinio alla rassegna. 

Soddisfatto il presidente della sezione salernitana Carmine Salzano, che, ieri mattina, insieme a una delegazione dell’associazione e al consigliere comunale Luigi Bernabò, ha avuto un faccia a faccia proprio con il primo cittadino. “Il Comitato, attivo già da tempo in città e su tutto il territorio provinciale, sta svolgendo un’intensa opera di informazione sul tema della teoria gender, attraverso conferenze ed incontri che hanno visto la partecipazione di centinaia di persone e che stanno riscuotendo grande interesse soprattutto da parte delle famiglie che hanno figli in età scolare”. Poi ha annunciato che la prossima primavera verrà organizzato un convegno “che prenderà in esame l’evoluzione storica e gli sviluppi attuali dei temi etici più caldi, ed ha chiesto la disponibilità del Comune ad offrire il Salone dei Marmi e il suo patrocinio”. Il sindaco ha dichiarato la disponibilità dell’amministrazione ed ha delegato Bernabò a mantenere i contatti con il Comitato in vista dell’organizzazione dell’evento.

Sulla questione, intanto, interviene anche la responsabile del “Consultorio di Genere” dell’Asl di Salerno Martina Castellana, che difende lo spettacolo teatrale in quanto “non riveste un significato apotropaico contro chi non riconosce  le identità di genere, piuttosto tale significato è da attribuirsi ad atteggiamenti avversi all’identità di genere. Il grande pericolo in questa diatriba è l’emersione dell’ignoranza, della mancata conoscenza o della cecità sociale  di quanti sottovalutano  il carattere di omo/transfobia che accelera  inconsapevolmente il senso di rifiuto e di aggressività nei confronti di una caratterialità tesa a rendere sovrapponibili anima, come istinto di genere e corpo, come identità biologica. Si ritiene pertanto precisare che non esiste alcuna teoria di genere. La stessa - conclude Castellana - è solo un’invenzione costruita ad arte per bloccare il dibattito sull’omofobia,  e attenzione parlo di omoaffettività  e non di omosessualità".
 

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