Omicidio Ravello: Vincenza Di Pino condannata a 23 anni di carcere

Ad emettere la sentenza i giudici della Corte d'Assise per l'accusa di omicidio volontario. A morire fu la 47enne di Scafati, Patrizia Attruia, il cui cadavere fu ritrovato nel marzo del 2015 in una cassapanca di un appartamento di Ravello

Omicidio di Ravello: la Corte d'Assise di Salerno ha condannato a 23 anni di reclusione, con l'accusa di omicidio volontario, la 55enne Vincenza Di Pino. Colpevole di aver ucciso la 47enne di Scafati, Patrizia Attruia, il cui cadavere fu ritrovato nel marzo del 2015 in una cassapanca di un appartamento di Ravello in Costiera Amalfitana. La procura aveva chiesto l'ergastolo. Nell'inchiesta è indagato anche Giuseppe Lima, che avrebbe collaborato con la Di Pino nell'assassinio di Attruia, con un "triangolo amoroso" a fare da contesto alla vicenda e che non sarebbe stato più gradito dall'imputata, accusata anche di occultamento di cadavere. Una tesi, quella della rivalità amorosa, smentita tuttavia giorni fa dai legali dell'imputata che avevano invece parlato di buoni rapporti tra le due donne. Oltre ad aspettative migliori dell'imputata, legate ad un'altra frequentazione. Il collegio l'ha condannata a 22 anni di reclusione (omicidio) ed ad un anno per il secondo capo d'accusa. 

La genesi dell'indagine: la vittima, da circa tre anni, si era trasferita a Ravello, dove viveva con Lima. Entrambi disoccupati, abitavano in un fabbricato rurale a servizio di un terreno agricolo. Fin quando non avevano deciso di trasferirsi presso l’abitazione di Vincenza Dipino, proprio su invito di quest’ultima. Tra le due donne sarebbe nata da subito una rivalità per l'uomo di casa. A seguito dell'ennesima lite tra le due, la scafatese fu costretta, molto verosimilmente, ad assumere massicce dosi di tranquillanti. Successivamente, in base alla ricostruzione degli investigatori, Dipino strangolò la rivale, tra la cucina e la camera da letto. Il corpo fi trascinato per il corridoio e adagiato all'interno di una cassapanca, dove il 27 marzo fu ritrovato. A chiedere aiuto fu lo stesso Lima, che si rivolse ad un dipendente comunale per chiedere come comportarsi. I successivi accertamenti degli inquirenti ricostruirono la scena del crimine ed evidenziato ulteriori particolari, come l’assunzione di sonnifero da parte della vittima. Durante le indagini fu prelevato il Dna dalle unghie della vittima, oltre a diversi sopralluoghi effettuati presso l'appartamento dove si era consumato il delitto. Di Pino, in prima battuta, si sarebbe addossata tutte le colpe dell'omicidio. 

Lima, invece, si dichiarò innocente e all'oscuro di tutto, fino a quando non fu proprio la donna a mostrargli il cadavere della compagna. Gli inquirenti, tuttavia, avevano da sempre nutrito dubbi sulla versione dell’uomo, sul quale pende l’accusa di occultamento di cadavere in concorso. Il corpo senza vita di Patrizia Attruia fu ritrovato dai carabinieri nel primo pomeriggio, dopo che lo stesso Lima aveva chiesto consigli ad un funzionario del Comune di Ravello, comunicandogli il decesso della donna e chiedendogli come comportarsi. L’autopsia, i rilievi e le analisi del caso, accertarono che la morte della 47enne era avvenuta circa 40 ore prima del ritrovamento. Circostanza che fece sorgere altri dubbi sulla posizione dell'uomo. Le parti civili erano assistite dagli avvocati Carlo De Martino e Tirelli, alle quali spetterà una liquidazione di provvisionale di 5000 euro. Vincenza Di Pino, invece, dopo l'espiazione della pena sarà sottoposta alla misura della sicurezza della libertà vigilata per tre anni

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