Riaperte le Fonderie Pisano, il Comitato: "Stiamo valutando denunce alla Procura e al Tar"

Il Comitato: "La ripresa dell’attività rappresenta un’ulteriore dimostrazione di quanto la Regione Campania stia giocando con la salute dei cittadini"

"Quanto ancora si deve aspettare per avere garantito il diritto alla Salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione?": questa la domanda del Comitato Salute e Vita che lotta da anni per la delocalizzazione delle Fonderie Pisano di via dei Greci, a Fratte. Amarezza e rabbia nei confronti delle Istituzioni che, secondo i residenti della zona, "continuano a giocare al rimpallo di responsabilità su questa vicenda mentre in questi giorni si soffoca per la puzza nauseabonda proveniente dalla Fonderia Pisano, una puzza che per noi è  la puzza della morte”.

La denuncia del Comitato

Nonostante tutto questo la Regione Campania  riapre inspiegabilmente  l’impianto e contro ogni logica di tutela della vita e della salute, per consentire gli ennesimi controlli ad ARPAC e ASL. Intanto un video di pochi giorni fa, dimostra in maniera inequivocabile che i fumi emessi dalla fabbrica dei veleni non vengono captati e filtrati dai camini. L’aria in questi giorni dopo le festività natalizie è diventata irrespirabile, odori nauseabondi, fumi molesti mettono di nuovo in pericolo la vita della popolazione. La ripresa dell’attività rappresenta un’ulteriore dimostrazione di quanto la Regione Campania stia “giocando” con la salute dei cittadini . Infatti nel provvedimento di riapertura si inseriscono delle prescrizioni consistenti in “interruzioni forzate” dell’attività ed “ una gestione dell’impianto ad una potenza inferiore alla potenza massima “ . Tali prescrizioni così vaghe hanno però 2 effetti devastanti . Il primo e’ quello  di “salvare” le verifiche Arpac che sono state effettuate in un periodo transitorio e quindi non rappresentativo della realtà , mentre il secondo e’ quello di consentire comunque l’attivita’ a pieno regime poiché non sono specificate le condizioni di esercizio a potenza inferiore alla potenza massima essendo , tra l’altro , quest’ultima un parametro non univocamente identificabile così come rappresentato nel provvedimento. L’ASL intanto continua nel suo delirio di assenza limitando i suoi controlli ai lavoratori dimenticando la popolazione. A nostro avviso non c’è bisogno di altre conferme: è acclarato che le Fonderie inquinano, che la proprietà ha agito e ha continuato ad agire come certificato fino al 3 ottobre 2018 in totale spregio della legge e che ci sia immediato pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente. Non ci fermeremo fino a quando non riusciremo ad ottenere la chiusura della Fonderia, cosa che ricordiamo, sarebbe già stata possibile un anno fa quando dopo la negazione della VIA è stata emanata la revoca dell’AIA da parte della dirigente della Regione Martinoli. Se tale provvedimento fosse stato redatto in maniera formalmente corretta si sarebbe impedita la riapertura e i danni mortali non si sarebbero ancora perpetuati. Ma ancora una volta il dirigente della Regione sopra  citato emana un provvedimento equivoco che siamo ponti a portare in tutte le sedi Giudiziarie, valutando denunce alla Procura e al Tribunale Amministrativo volte ad ottenere Giustizia e a smascherare tutti i comportamenti contro legge che secondo noi  in questa vicenda si sono consumati. Intanto ricordiamo che siamo in attesa del  provvedimento finale del Revamping del AIA .

L'iter contro le Fonderie


>> Novembre 2015 - L'ARPAC di Caserta, inviata dalla Procura di Salerno, rileva che la Fonderia ha lavorato senza rispettare tra le altre le norme in tema di smaltimento di rifiuti, produzione di fumi, sversamenti nel fiume Irno in totale dispregio delle regole del rispetto delle BAT, inquinando le tre matrici acqua, aria e suolo. Gran parte delle violazioni riscontrate durante i sopralluoghi dell’ARPAC sono esattamente le stesse per cui i Pisano hanno patteggiato nei precedenti processi, pertanto è un avvelenamento perpetuato volontariamente per anni. A questi rilievi segue il decreto di diffida della Regione del Febbraio 2016, il dirigente Dott. Barretta sulla base dei controlli ARPAC sostiene vi siano "situazioni connotate di immediato pericolo e danno per l'ambiente e la salute pubblica".

>> Maggio 2016 – A seguito dei rilievi di più dipartimenti dell’ARPAC il dirigente della Regione Campania Dott. Barretta chiude le fonderie per la seconda volta perché “permane il pericolo e danno per l'ambiente e la salute pubblica".

>> Maggio-Settembre 2017 – La relazione finale dell’attività ispettiva ARPAC richiesta dalla Regione disegna per l’ennesima volta un quadro allarmante dell’impatto ambientale delle fonderie sulla salute pubblica e sull’ambiente. Tra le gravi difformità evidenziate nella relazione si ricordano la mancata applicazione delle BAT riguardanti prevenzione della formazione di diossina, stoccaggio dei rottami e dei rifiuti prodotti, nonché la parziale applicazione delle BAT relative alla captazione delle emissioni prodotte in varie fasi del processo produttivo e alla separazione delle acque reflue.

>> Ottobre 2018 – I rilievi ARPAC mettono in evidenza che le criticità emerse durante le ispezioni precedenti non sono state superate, a tal punto che i giudici del TAR, rispondendo al ricorso della Proprietà Pisano al decreto di sospensione delle attività da parte della Regione, certificano che la mancata osservanza delle BAT costituisce un pericolo esiziale sia per i cittadini che per i lavoratori delle fonderie. Quasi a sottolineare l’allarme sanitario, i magistrati si soffermano a spiegare il significato del termine esiziale. Nella sentenza si legge: “Rilevato che il lemma esiziale indica, in modo inequivocabile, ciò che è “mortale” o “pregiudica irrimediabilmente la salute”.

>> Comitato e Associazione Salute e Evita Il Presidente Lorenzo Forte  Salerno, 18 Gennaio 2019
 

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