Fonderie Pisano, l'udienza al Tar tra delocalizzazione dell'attività e impatto ambientale

Questa mattina, c'è stata una lunga discussione di tutte le parti in causa, a segnare l'ultima udienza. Ora il verdetto, previsto tra qualche mese

Dalla revoca dell'Autorizzazione integrata ambientale, al ricorso incidentale presentato dal comitato 'Salute e Vita', alla valutazione del 'revamping' presentato dall'azienda e approvato. La vicenda giudiziaria davanti al Tar di Salerno delle Fonderie Pisano, da anni al centro di polemiche e processi, sia penali che amministrativi, per l'impatto inquinante che avrebbe sull'ambiente e sulla salute dei cittadini, è alle battute finali. Questa mattina, c'è stata una lunga discussione di tutte le parti in causa, a segnare l'ultima udienza. Ora il verdetto, previsto tra qualche mese. 

La vicenda

Sullo sfondo, la volontà della proprietà di delocalizzare lo stabilimento industriale dal quartiere Fratte di Salerno ad un altro sito. La necessità è contemperare due aspetti: la salvaguardia dell'attività di impresa e dei livelli occupazionali e la tutela di ambiente e salute. L'avvocato dei Pisano, Lorenzo Lentini, ha sottolineato come "questa impresa deve andare avanti" rimarcando come si sia "fatto tutto quello che la Regione Campania ci ha detto di fare per dare la tranquillità massima ai lavoratori e a tutto il territorio intorno al quale l'azienda è proiettata per stare sereni nei prossimi anni". A margine dell'udienza, ha, inoltre, ricordato le difficoltà incontrate dai Pisano per trasferire l'industria in un altro territorio, quello di Buccino, nel salernitano: "C'è anche la causa contro il piano regolatore del Comune di Buccino perche' mentre stavamo acquisendo, con una gara all'asta pubblica presso il Consorzio Asi, un lotto per poter delocalizzare, il Comune di Buccino ha modificato lo strumento urbanistico per non farci delocalizzare". Intanto, in attesa del giudizio principale, "stiamo facendo investimenti per cercare di rendere la nostra attività, nei limiti dei tempi necessari per poter avere la delocalizzazione, il più sicuro e rispettoso possibile di quelli che sono i valori contrapposti dell'ambiente e della salute". Perciò, aggiunge di sperare "che il Tar possa apprezzare i rilievi fatti per rendere l'attivita' delle Fonderie Pisano sicura per l'uomo".

Il Comitato "Salute e Vita"

Sul versante opposto, c'è il Comitato Salute e Vita che sostiene che il 'revamping', il nuovo progetto approvato dalla conferenza di servizi, debba essere assoggettato alla Valutazione d'impatto ambientale. "Dal nostro punto di vista - spiega il legale del comitato, Franco Massimo Lanocita - non è un 'revamping' perche' quello è stato un progettino presentato solo per sciacquarsi la faccia. Non è il 'revamping' richiesto dal decreto dirigenziale del 2016 che, invece, richiedeva un progetto molto piu' complesso, attualizzato alle migliori tecnologie possibili per l'impatto, che significano ingenti costi che i Pisano non vogliono affrontare anche per il ragionamento coerente che stanno con un piede dentro e uno fuori. Vorrebbero delocalizzare e quindi non spendere soldi in un stabilimento di oltre 50 anni fa".

I giudici

La parola, dunque, al collegio giudicante della seconda sezione del tribunale amministrativo regionale di Salerno che, nell'ambito di questo procedimento, nei mesi scorsi, una volta aveva accolto le sospensive richieste contro la chiusura, un'altra volta non aveva concesso la sospensiva avverso una successiva chiusura operata dalla Regione Campania. I giudici si sono riservati la decisione, anticipando ad oggi la discussione del merito

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