Sarno, assalti agli uffici postali e banche: condannata banda di rapinatori

Partivano da Scampia e arrivavano nell’Agro nocerino per assaltare uffici postali e banche. Sopralluoghi da Roccapiemonte fino a Sarno, dove c’erano due dei basisti che istruivano la banda su dove colpire. Tutti i dettagli

Partivano da Scampia e arrivavano nell’Agro nocerino per assaltare uffici postali e banche. Sopralluoghi da Roccapiemonte fino a Sarno, dove c’erano due dei basisti che istruivano la banda su dove colpire.

Le condanne

Il tribunale ha ora condannato cinque componenti di quel gruppo. Le sentenze del collegio del presidente Anna Allegro riguardano Salvatore Di Tota, condannato a 7 anni e 4 mesi di carcere, i fratelli Giovanni e Sabatino Perrotta, entrambi condannati a 9 anni di reclusione, il 30enne Nicola Scotto, condannato ad 8 anni e il sarnese Pasquale Robustelli, condannato a 7 anni. Assolti Salvatore Pappagallo e Carmine Giordano. L’altro sarnese, Ferdinando Manzo, era stato condannato già in primo e secondo grado, con rito abbreviato. Fu proprio lui, dopo aver compreso di non aver ricevuto soldi dopo una rapina, a decidere di raccontare ai magistrati tutta la verità su quella banda di rapinatori. In una delle ultime udienze, Manzo ha raccontato le modalità dei colpi al procuratore di Nocera Inferiore, Antonio Centore, nelle vesti di pubblico ministero, il quale ha poi depositato ulteriori atti che riguardavano i singoli imputati in altri procedimenti.

I colpi

Le rapine contestate furono commesse all’ufficio postale di Sarno, che fruttò circa 20mila euro. Poi alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna di Roccapiemonte, ma il bottino si aggirò intorno ai 1000 euro. Poi un tentato colpo, non riuscito, a San Marzano sul Sarno. A Scafati invece, parte della banda ci giunse per incendiare l’auto con la quale aveva commesso uno dei colpi. I fatti risalgono al 2015, con accuse per associazione a delinquere (il processo è in corso a Napoli), rapina e lesioni personali. La banda entrò in provincia di Salerno con una rapina commessa nel capoluogo, nel quartiere di Matierno, dove una dipendente restò anche ferita durante il colpo. Il gruppo si spostò poi nell’Agro nocerino, entrando in azione almeno tre volte. Da quello raccontato da Manzo, che fu avvicinato dai componenti della banda per avere indicazioni sul territorio, il gruppo spesso utilizzava pistole finte e parrucche, riuscendo però a tenere in ostaggio i dipendenti di uffici postali e banche, per poi racimolare il bottino o fare accesso nei luoghi dove erano custoditi i soldi. La base logistica che sarebbe stata utilizzata dalla banda era un appartamento a Sarno, domicilio di uno degli imputati. I controlli dei vari imputati sul territorio, per scegliere obiettivi da assaltare, duravano anche venti giorni. Alcuni di loro si fingevano clienti entrando nelle filiali o in altre strutture, per contare quanti dipendenti lavorassero e verificare il numero dei sistemi di videosorveglianza.

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