Scafati, morì a 33 anni: due medici del 118 rischiano processo per omicidio colposo

Secondo le accuse, quando i due intervennero in casa della donna, non la intubarono con la somministrazione di farmaci che pure avrebbero dovuto effettuare, cagionando danni irreparibili

Due medici del 118 rischiano un processo con l'accusa di omicidio colposo per la morte di Anna Pistol, la 33enne scafatese madre di 5 figli deceduta all’ospedale Andrea Tortora di Pagani il 23 dicembre 2017. Secondo le accuse, quando i due intervennero in casa della donna, non la intubarono con la somministrazione di farmaci che pure avrebbero dovuto effettuare, cagionando danni irreparibili, che neppure le cure di tre mesi di ricovero riuscirono ad ottenere benefici. Poco prima dell'arrivo dell'ambulanza, la donna restò in stato di arresto cardiaco per venti minuti. 

L'inchiesta

Il 20 settembre di quell'anno la famiglia sollecitò l'intervento del 118 perchè Anna aveva accusato gravi problemi respiratori. Un malore improvviso. Dopo il primo intervento, la donna restò ricoverata a Nocera fino al 2 ottobre. Le sue condizioni restarono critiche fino al trasferimento a Pagani, con settimane trascorse in stato di coma, definito dalla procura "irreversibile", con una sua consulenza medico legale. Piccoli accenni di reazione, poi nulla più. Morì verso la fine di dicembre. L'indagine partì dopo la denuncia sporta dal marito. Il gip dovrà ora analizzare le accuse raccolte verso i due medici del 118. Stando alla perizia dell'accusa, il resto dei medici dei due ospedali riuscì in parte a recuperare "il danno" provocato dal mancato intervento dei due medici, senza però riuscire a fare di più, vista "l'irreversibilità" delle condizioni della 33enne. Per loro, circa una trentina, fu disposta l'archiviazione.

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