"Patto tra clan e politica" a Scafati, la giornalista Federico: "Attacchi continui dall'amministrazione"

L'ex capo servizio del quotidiano Metropolis, Rosaria Federico, è stata sentita nel processo "Sarastra". Nella sua deposizione, ha confermato le minacce subite dalla collega Cozzolino, per poi parlare degli attacchi contro il suo giornale

«Nello Aliberti, il fratello del sindaco, minacciò la collega Valeria Cozzolino dicendo che non dovevamo più occuparci della famiglia Aliberti. Altrimenti l'avremmo pagata». Ha iniziato così la sua deposizione, la giornalista Rosaria Federico, ex caposervizio del quotidiano Metropolis, confermando quanto già reso in aula, l scorsa udienza, dalla collega parte offesa nel processo “Sarastra”.

"Clima teso a Scafati"

 L’episodio specifico riferisce di un'intmidazione contro Cozzolino, il 1 giugno 2013, periodo di elezioni amministrative. L'avvertamento di non occuparsi più della famiglia dell'ex sindaco, sarebbe partito dal fratello, imputato, e da Gennaro Ridosso, esponente del clan omonimo, già condannato con rito abbreviato. «La collega venne in redazione dopo avermi telefonato - ha detto Federico - mi disse che Nello Aliberti aveva strappato delle locandine e l’aveva minacciata. Con lui c’erano diverse persone, forse pericolose o pregiudicati. Lei era agitata, mi chiese di mostrarle delle foto, perché mi occupavo di cronaca nera e giudiziaria. Riconobbe una immagine, era Gennaro Ridosso, e disse che poteva essere lui». Il clima tra i giornalisti del quotidiano e quelli dell'amministrazione, a detta di Federico, sarebbe stato molto teso: «L’episodio non lo denunciammo. Era la linea del giornale, l'unico atto istituzionale che feci fu di chiamare il maggiore del gruppo territoriale dei carabinieri, facendogli presente l’episodio. Credevamo più sulla scorta mediatica che nelle denunce. Inoltre, mi avevano sconsigliato di fare querele perché l’amministrazione Aliberti, ogni volta che usciva un articolo su di lui, da prassi inviava dei comunicati stampa contro la mia persona o contro il giornale. In particolare contro una giornalista dalle parentele scomode. Quella giornalista ero io. Ho avuto una sudditanza psicologica mia. Perché mio fratello era un camorrista. Non volevo mettere in piazza queste cose». 

Il contro esame

Le domande della difesa del Sindaco, in particolare, condotte dai legali Silverio Sica e Giuseppe Pepe, hanno puntato alla delegittimazione del teste e alla sua attendibilità, puntando sul fatto che il nome di Gennaro Ridosso non fu mai fatto, durante due audizioni della giornalista con l'Antimafia. E aggiungendo discrasie sugli orari nei quali la giornalista avrebbe saputo delle minacce fatte alla collega.  I legali hanno poi depositato un plico di articoli di Metropolis successivi al periodo incriminato, quando alla direzione del giornale subentrò Luigi Capasso, con le relative querele presentate dal sindaco Aliberti, per dimostrare l’identico atteggiamento dell’imputato rispetto al quotidiano e ai suoi giornalisti. Nel processo, istruito per accuse formulate a vario titolo di voto di scambio politico-mafioso dalla Dda di Salerno, sono coimputati con l’ex sindaco la moglie Monica Paolino, consigliere regionale in carica, il fratello Nello Aliberti, Andrea Ridosso, Roberto Barchiesi e Giovanni Cozzolino. Il dibattimento riprenderà il prossimo venti febbraio, quando saranno sentiti come testi dell’accusa il giornalista Domenico Gramazio, l’ex assessore Filippo Sansone e l‘ex presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola: il venti marzo invece toccherà ai pentiti Alfonso e Pasquale Loreto

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