"Camorra e politica a Scafati", i tanti "non ricordo" del collaboratore di giustizia

Molti gli argomenti trattati da Romolo Ridosso, ieri mattina, nel dibattimento valido per il processo "Sarastra". Dai voti per Monica Paolino al rapporto con il nipote Andrea fino all'incontro con il fratello dell'ex sindaco Aliberti

Molti "non ricordo", con l'aggiunta di essere "frastornato" per via del carcere. Questi i contorni della testimonianza di Romolo Ridosso, ieri mattina, in tribunale a Nocera Inferiore, durante il processo "Sarastra", il cui impianto accusatorio ipotizza un accordo di voti in cambio di favori tra l'ex sindaco Pasquale Aliberti nel 2013, alle comunali, e poi nel 2015, per le regionali. Molti gli argomenti trattati da Ridosso, dietro le domande di avvocati e pubblico ministero. I voti per Monica Paolino, il rapporto con il nipote Andrea - imputato insieme ad altri per scambio elettorale politico-mafioso - e l'incontro con il fratello del sindaco.

"Voti chiesti negli altri comuni"

Stando alla sua deposizione, Romolo Ridosso si sarebbe incaricato di chiedere voti in diversi comuni del napoletano e casertano, in favore del consigliere regionale Paolino. Comuni nei quali - circostanza emersa dietro chiarimento dell'avvocato difensore della moglie dell'ex sindaco - non poteva essere espressa però la preferenza per quest'ultima. "Mi recai in diversi comuni, come Marcianise o Gragnano, a chiedere la cortesia a molti degli amici che avevamo. Qualche volta ci andavo con la mia compagna. Andai in diverse concessionarie, avevo dei bigliettini elettorali, ma non era un impegno preciso. Quando poi fui arrestato lasciai perdere, ero stravolto e frastornato". A riguardo, l'ex sindaco Aliberti, presente in aula, nel rilasciare spontanee dichiarazioni ha specificato che i bigliettini di cui aveva parlato Ridosso non potevano esistere, anni prima, in quanto non si conoscevano ancora i candidati. Il collaboratore ha intervallato diverse date durante le quali collocare queste cose, con la circostanza che alcuni movimenti non avrebbe potuto effettuarli, perchè detenuto prima ai domiciliari poi in carcere. Ridosso ha poi escluso che il nipote, Andrea, fosse legato alle dinamiche criminali del clan: "E' sempre stato distante dalla famiglia, era un ragazzo serio e studioso". Non del tutto lineare i chiarimenti forniti sull'incontro, poi, con il fratello del sindaco Aliberti, in un bar, sempre - questa l'ipotesi - per accordarsi per una raccolta voti.

Il secondo collaboratore

Dopo Ridosso, è toccato riferire ad un altro collaboratore, Saverio Tammaro, il quale ha escluso di aver mai parlato di politica con il clan Loreto-Ridosso a Scafati: "Li conoscevo per fatti delinquenziali, ma ognuno faceva le proprie cose. A me stava bene, mi occupavo di droga. Non abbiamo mai parlato di politica. Sapevo - a domanda degli avvocati - che volevano tentare di avvicinarsi ad ambienti del Comune. Era il 2000 o il 2001". Il dibattimento riprenderà il prossimo 8 gennaio. 

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