Sentenze "pilotate" in cambio di soldi, undici indagati vanno ai domiciliari

I fatti con contestazioni più gravi sarebbero avvenuti a Scafati, nello studio di Antonio Iannello, che si sarebbe fatto consegnare "mazzette" da avvocati, consulenti e periti. Il magistrato è stato interrogato nei giorni scorsi

Corruzione al giudice di pace: vanno tutti ai domiciliari. Lo ha deciso il Riesame di Salerno, per avvocati consulenti ed un magistrato, finiti coinvolti nella maxi inchiesta "Toghe sporche" che dalla procura di Torre Annunziata è finita, poi, per competenze a quella di Nocera Inferiore.

Le accuse

Resta in cella, almeno per il momento e dopo aver reso interrogatorio, solo Antonio Iannello, giudice onorario ritenuto il principale indagato della maxi inchiesta condotta dai finanzieri del Gruppo di Torre Annunziata. Regge, al momento, l'impianto accusatorio della procura oplontina, con undici misure cautelari che mutano rispetto alla prima ordinanza firmata dal gip. Ai domiciliari è andato anche S.V. , ritenuto il vero organizzatore della maxi truffa dei falsi incidenti nel suo studio di Boscoreale. S.V. è stato colpito da entrambe le ordinanze (quella sulla corruzione dei giudici di pace e quella sui falsi incidenti). Con lui, tornano a casa il giudice R.R., gli avvocati N.B. , I.V.G e G.V.G., A.G. , un ex consigliere comunale di Castellammare. Stessa sorte per D.L. e L.C. , il consulente V.E.  e il medico C.G. Restano ai domiciliari, invece, F.A. E.T.G. , G.A. , A.C. , R.G. e C.C. Attende la fissazione del Riesame l'altro giudice P.F. , già ai domiciliari, come L.E. I fatti con contestazioni più gravi sarebbero avvenuti a Scafati, nello studio di Antonio Iannello, che si sarebbe fatto consegnare "mazzette" da avvocati, consulenti e periti. Il magistrato, recentemente interrogato dal pm Anna Chiara Fasano della procura di Nocera Inferiore, ha confermato gran parte delle accuse, ridimensionando però l'ipotesi di aver stravolto le sentenze per avere denaro. Ad incastrarlo furono anche delle riprese video, registrate all'interno del suo studio, dove periti e consulenti versavano una quota in denaro per le nomine da parte del giudice. Lo stesso per gli avvocati, invitati a consegnare una parte dei risarcimenti per un giro di falsi incidenti. Tra gli indagati ci sono anche alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine. Trenta gli episodi corruttivi ricostruiti in un mese e mezzo: i giudici attinti da misura cautelare avrebbero - sempre secondo le accuse - preso soldi da alcuni avvocati, anche loro finiti in manette, per emettere pareri favorevoli. Sotto la lente d’ingrandimento finì anche l’assegnazione di una serie di perizie pilotate verso consulenti che pagavano per ricevere gli incarichi. 

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