Esclusiva/La storia di un pastore in transumanza nel salernitano, intervista a Claudio Ferrara

Ferrara ha scelto il lavoro dei suoi antenati: quello del pastore. Di inverno vive a Salerno e d'estate è un pastore in transumanza: lo abbiamo intervistato ad Acerno

Claudio Ferrara

La sua giornata inizia con il sorgere del sole e volge al termine al tramonto, proprio come la natura insegna. Senza badare ai guadagni e ai costi, non proprio proficui nell'era del consumismo, il salernitano Claudio Ferrara, con il suo sguardo sereno e soddisfatto, ha voluto continuare il lavoro che gli hanno tramandato i suoi antenati: ha scelto di vivere come pastore. Nel senso più autentico del termine. Porta, infatti, al pascolo le sue 120 pecore, accompagnato da i suoi tre cani e produce latte e formaggio, biologici al 100%. Di inverno vive a Salerno, mentre d'estate è un pastore in transumanza: quest'anno ha scelto Acerno per i suoi ovini, dove l'aria è pura e il verde è impareggiabile. Ha raggiunto a piedi la sua destinazione, percorrendo circa 40 km, per restare per diversi mesi sul posto, vivendo con la famiglia in una roulotte. Proprio ad Acerno, precisamente durante una sosta presso l'agriturismo San Leo, lo abbiamo intervistato per offrire ai nostri lettori l'interessante testimonianza di uno degli ultimi pastori del nostro territorio.

Portare al pascolo le pecore e vivere a stretto contatto con la natura. La sua vita è proprio la stessa del pastore della tradizione?

Esattamente quella. La vita del pastore non è semplice come si può immaginare. Bisogna badare agli animali, provvedere a tutto il necessario anche per i cani che accompagnano le capre al pascolo insieme a me, fare i conti con le intemperie e affrontare numerosi sacrifici. E poi, particolare non di poco conto, è necessario non badare molto ai guadagni: nell'era del consumismo, acquistare prodotti dai pastori è cosa sempre più rara. La gente preferisce recarsi al supermercato e, lì, comprare tutti gli alimenti, dando importanza semmai poco alla qualità e di più alla praticità. Quello del pastore tradizionale, come il mio, non a caso, è un mestiere che sta scomparendo.

Nonostante tutto, però, è il lavoro che lei ha scelto...

Sì e la mia è stata una scelta non dettata da ragioni economiche, perchè, come detto, non ne avrei avute. Ho provato anche a svolgere altri lavori, ma mi mancavano la natura e gli animali. Così, contrariamente a quello che avrebbe voluto mio padre che sperava proseguissi gli studi, visto che ero un bravo alunno a scuola, ho deciso di continuare il lavoro dei miei avi e di essere un pastore. Vivere seguendo i ritmi della natura, a stretto contatto con gli animali: questo è il lavoro che amo.

Lei ha anche un figlio piccolo, pensa che seguirà le orme paterne?

Non lo spero perchè essere un pastore non è semplice. Ma se dovesse, come me, avere la passione per questo lavoro, lo sceglierà lui. Io sono nato e cresciuto nei pascoli ed ho trovato così quello che amo.

Al giorno d'oggi, seppur con qualche difficoltà, è possibile vivere di pastorizia?

Sarebbe possibile se si incentivasse una filiera ben organizzata, dove c'è chi si occupa del pascolo, chi della produzione e chi della vendita. Esistono degli incentivi, come quelli per la transumanza. Ma svolgere il mestiere di pastore singolo, come me, non conviene a livello economico. Sarebbe bello se le persone badassero di nuovo molto alla qualità dei prodotti, anche nel rispetto degli animali. Le mie pecore, per esempio, vivono bene, nella natura. Fa tristezza, invece, pensare agli animali allevati in condizioni di schiavutà e "usati" solo per produrre. Se si riflettesse su questo, ci nutriremmo di alimenti più sani e genuini e si vivrebbe meglio.

Lei trasmette una serenità difficile a trovarsi oggi: è il suo lavoro che le permette di stare così bene?

Sì, sicuramente. Trascorro ore ed ore sereno nella natura, senza avvertire solitudine come molti, ma stando in pace con me stesso. Questo accade, credo, grazie al lavoro che amo. L'importante nella vita è, se possibile, non rinunciare a quello che riesce ad appassionarci. Mai.

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