Truffa e frode fiscale, sequestri per 1,2 milioni di Euro

Venti le persone denunciate dalla guardia di finanza della compagnia di Agropoli: gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, tra le altre cose, di truffa aggravata, frode fiscale, falso materiale ed ideologico

Immagine di repertorio

E' di due appartamenti e cinque terreni localizzati ad Agropoli e Castellabate, due quote societarie di controllo in imprese attive nel settore della distribuzione di prodotti alimentari (con sede nella zona industriale di Salerno) ed una autovettura, per un valore complessivo di 1,2 milioni di Euro, il bilancio di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente emesso dal tribunale di Salerno ed eseguito dai finanzieri della compagnia di Agropoli, coordinati dalla procura della Repubblica di Salerno.

All'esecuzione della misura cautelare, si legge in una nota del comando provinciale della guardia di finanza di Salerno, si è giunti nel corso di due distinti procedimenti penali e di due verifiche fiscali nei confronti di venti persone e sette imprese, principalmente operanti nella ristorazione e nella somministrazione di alimenti e bevande. Le indagini, iniziate nel 2010, hanno permesso di accertare che tali soggetti, tra il 2005 e il 2008, avevano indebitamente ottenuto finanziamenti bancari garantiti dallo Stato ai sensi della legge “Sabatini” e della legge n. 662/1996 (che ha istituito il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese), finalizzati all’acquisto di beni strumentali alle attività d’impresa svolte (banchi frigo e bar, macchine da caffè, vetrine espositive, forni a micro onde, macchine per gelati, tavoli, sedie ed attrezzatura minuta varia).

In realtà gli inquirenti hanno scoperto che tali operazioni commerciali sono risultate totalmente fittizie, in quanto cartolarmente giustificate mediante l’annotazione di fatture per operazioni inesistenti emesse da due società “cartiere” riconducibili al principale indagato. Riguardo alle imprese compiacenti, che simulavano l’acquisto di tali beni, annotando le fatture false ed ottenendo finanziamenti bancari assistiti dalla garanzia della Legge Sabatini o del Fondo PMI, in taluni casi, le indagini hanno permesso di accertare che erano parimenti delle mere “scatole vuote”, mentre in altre circostanze sono risultate imprese attive.

Le imprese in oggetto hanno quindi ottenuto i prestiti bancari ma non hanno onorato il pagamento delle successive rate, per cui gli istituti di credito si sono potuti rivalere della garanzia pubblica, con grave danno per le casse dello Stato. L'autorità giudiziaria ha già disposto, nei confronti delle persone denunciate, la notifica degli avvisi di conclusione delle indagini in relazione a plurimi reati, tra cui - a vario titolo - la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, la frode fiscale, l’omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, il falso materiale ed ideologico in atti pubblici.

Sono state eseguite sette verifiche fiscali nei confronti di altrettante imprese con sede dichiarata in Salerno, Agropoli, Capaccio, Campagna, Battipaglia, Angri e Verona, che hanno permesso di procedere alla contestazione dell’emissione e dell’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti ed al recupero a tassazione dei proventi illeciti conseguiti dagli indagati per effetto dell’ottenimento degli indebiti finanziamenti pubblici, con la complessiva emersione di maggiore base imponibile ai fini delle imposte sui redditi per oltre 5 milioni di Euro ed il recupero a tassazione di IVA per oltre 1 milione di Euro. Il danno erariale derivante dalla commissione dell’ingente truffa, complessivamente pari ad oltre 3,4 milioni di Euro, è stato anche segnalato alla Procura Regionale della Corte dei Conti di Napoli per l’attivazione delle conseguenti procedure di recupero delle indebite erogazioni.

Il sequestro eseguito dalle fiamme gialle di Agropoli, che consentirà il parziale ristoro dei danni conseguenti dall’indebita percezione dei finanziamenti assistiti da garanzie pubbliche, è stato reso possibile dall’applicazione della norma che estende anche a tali pericolose condotte fraudolente la cosiddetta “confisca per equivalente”, ossia la possibilità, qualora non si possa procedere alla confisca dei beni che costituiscono il diretto profitto del reato, di “aggredire” comunque i beni di cui il reo abbia la disponibilità, per un valore corrispondente al suddetto profitto.

 

 

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