Da Salerno alla Tanzania: la straordinaria avventura di Cosentini

Intervista esclusiva al 28enne che, sfidando distanze e pregiudizi, ha valicato i confini della sua Terra, per trovare il vero amore, per sè e per gli altri

Francesco e Irene

Idealista, sognatore e con un innato spirito d'avventura: è Francesco Cosentini, 28enne salernitano che, sfidando distanze e pregiudizi, rappresenta una prova vivente di come i sogni, anche quelli più lontani, possano realizzarsi, raggiungendo risultati oltre ogni aspettativa. A raccontare la sua storia, lo stesso Francesco che, senza riuscire a nascondere l'emozione, ha condiviso la sua fantastica esperienza in Tanzania, culminata con  l'apertura di un ospedale a servizio degli abitanti del posto.

Francesco, hai lasciato studi, famiglia, amici e certezze, per raggiungere un Paese lontano, di cui non conoscevi neppure la lingua. Cosa ti ha spinto a lanciarti in questa avventura?

Da sempre, sin da quando ero molto piccolo, ho avuto il desiderio di andare in Africa. E, nel 2005, mi informai tramite Internet per coronare il mio sogno: contattai le suore Orsoline e, senza ripensamenti, decisi di raggiungere la Tanzania. Per me l'impatto è stato indimenticabile: ho capito l'importanza della condivisione, intesa nel vero senso del termine, arrivando alla conclusione che lì le persone, a differenza di ciò che si pensa comunemente, necessitano principalmente di sostegno umano, prima ancora che economico. Ho prestato il mio servizio presso un campo orfani: ho conosciuto bambini splendidi, desiderosi solo di qualcuno che stesse loro vicino. Inoltre, ho imparato che non bisogna lasciarsi convincere da luoghi comuni: non è possibile immaginare l'Africa come una realtà che necessita di aiuti, nel senso pietistico del termine. L'Africa è una Terra variegata, dove esistono gerarchie, necessità, problematiche stratificate. Gli aiuti, quindi, devono essere mirati al contesto specifico.

In altre parole, hai compreso che è importante evitare generalizzazioni e pregiudizi, prediligendo l'ascolto delle persone, per fornire azioni e progetti in grado di migliorare concretamente le criticità del luogo, giusto?

Esatto. E' impensabile proporre un progetto ad una comunità, senza aver prima ascoltato i suoi reali bisogni.

Dopo l'esperienza del 2005, ti sei nuovamente recato, nel 2008, in Tanzania, grazie al servizio civile all'estero. Perchè sei tornato in quello stesso Paese?

Vista la bellissima esperienza, ho approfittato del servizio civile per far ritorno e, questa volta, apprendere lo swahili: non è stato semplicissimo all'inizio, ma, in questo, i bambini mi hanno molto aiutato ed è stato divertente imparare a comunicare con loro. Da allora, mi sono cimentato in un progetto di microcredito della Sicomoro Onlus, rivolto in primis ai bisognosi affetti da Aids che, quindi, hanno potuto coprire le spese mediche e, allo stesso tempo, iniziare ad imparare a gestire il denaro, nell'ottica di diventare autonomi.

A seguito di questo splendido progetto, hai avvertito il desiderio di esplorare su due ruote la costa Sud della Tanzania. Come hai vissuto questa nuova sfida e da cosa è nata?

Ho sempre amato la bicicletta e ho colto l'occasione per vivere un'esperienza unica: in quel viaggio ho conosciuto e toccato con mano lo spirito d'accoglienza ed il calore delle comunità. E' stato come avvertire una scossa continua. Davvero straordinario.

Infine, con le associazioni Sicomoro e Pamogya sei diventato coordinatore per un nuovo progetto, in collaborazione con le suore Benedettine, ed hai fondato un ospedale prima di tornare in Patria. Questa meravigliosa esperienza ti ha cambiato?

No, credo mi abbia solo arricchito. Ho ripreso gli studi alla facoltà di Scienze Geografiche per la Salute e l'Ambiente, presso La Sapienza di Roma. Ho una visione nuova del mondo, però. Ho capito che non si deve dar nulla per scontato e che la felicità la si può trovare in qualsiasi posto.

Oltre che una nuova prospettiva, in Tanzania, hai trovato anche l'amore, vero?

Si, ho incontrato Irene, di Napoli: siamo tornati in Italia da fidanzati.

E non siete i soli innamorati rientrati in Italia dalla Tanzania...

Si, ora è in Italia anche Junior: mio caro amico, di origine congolese, cantante in Tanzania che ha trovato, come me, un amore italiano. Adesso vive, da uomo sposato, anche lui nel Bel Paese e spero di rivederlo presto.

La Tanzania farà parte del tuo futuro?

Spero di si: mi piacerebbe, terminati gli studi, promuovere lì dei pacchetti di turismo ecocompatibile, proponendo la Tanzania non come luogo da salvare, ma da vivere.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Tragedia all'Università di Fisciano: giovane precipita dal parcheggio multipiano e muore

  • Blitz a Casa Campitelli di Pagani, scoperta "azienda" della droga: 13 arresti

  • Suicidio all'Unisa, il cordoglio di Loia: in arrivo tre psicologi per gli studenti

  • Gelo a Ricigliano, il parroco ai fedeli: "Celebro la messa a casa vostra"

  • Contursi Terme piange Mumù, il sindaco dei cani

Torna su
SalernoToday è in caricamento