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Nocera Inferiore e Superiore: no alla fusione

Buon pomeriggio, invio questa lettera in merito al progetto della fusione delle due Nocera, con tutte le perplessità che nutro in merito. Siamo sicuri che si tratti di un progetto vincente e tanto irrinunciabile? Partiamo innanzitutto dalla smaniosa brama, purtroppo sempre più forte negli ultimi anni, di creare Comuni di dimensioni mostruose. Chi ha detto che “grande” equivale a “bello”, a “vantaggioso”? Due Comuni separati da secoli per motivazioni ben precise (l'uno con le esigenze di città di "pianura", l'una di "collina), che si unirebbero formando un mostro di 80.000 abitanti. Ingovernabile sia per le dimensioni (vedremo dopo una validissima dimostrazione), sia per l'identità differente delle due città. Non è vero nemmeno che si conterebbe di più, in quanto dopo alcune fallimentari fusioni avvenute negli ultimi anni in Italia, tutto continua a dipendere dalle città storicamente maggiori. Peccato che si faccia una fusione senza il senno di poi e senza preoccuparsi dei non pochi problemi che verrebbero a galla. Rossano e Corigliano, in Calabria, dovrebbero insegnare: si tratta di due città profondamente diverse, unitesi nel 2018. Dopo pochi giorni dalla fusione, voluta pensando di sistemare i conti in rosso dei Comuni (che invece si sono logicamente trasferiti nel nuovo “Comune fuso”, e lo stesso avverrebbe a Nocera) con la garanzia di non ridurre i servizi (ma con la permanenza dei conti in rosso tutto ciò può venire meno, così come la sbandierata “diminuzione delle tasse” che per questo motivo può trasformarsi in aumento), ecco che i problemi non sono tardati ad arrivare: strade con profonde buche, scarsa manutenzione alle tubature dell’acqua con conseguenti perdite, mancato pagamento dell’impresa di pulizie che operava per il Comune, marciapiedi ricoperti dalle erbacce, ritardo incalcolabile nella formazione del Consiglio comunale, assenza di rappresentanti in Provincia). Situazione fortunatamente non così tragica ma simile, a Valsamoggia, maxi-comune creato anti democraticamente nonostante la bocciatura da parte dei tre ex comuni più importanti. Se la situazione in precedenza non era rosea, ora è divenuta nera. Un errore in cui stanno incappando anche l’isola di Ischia e Pescara con Montesilvano e Spoltore, dove mi auguro prevalga il buonsenso. Come dicevo prima, non basta evidenziare la fallacità della “favoletta economica”. Mentre i “padri della fusione” sono impegnati a smontare la questione della “perdita di identità”, i fatti insegnano che anche in questo caso qualcosa da sottolineare c’è: i Comuni più grandi e che rivestono già una certa importanza sul territorio circostante diventano un’anonima e indefinita “frazione”, che non riceverà mai le dovute attenzioni a causa dell’eccessiva (e innaturale) estensione del Comune. Del resto, le agevolazioni alle fusioni sono state create non per costituire nuove aree metropolitane, ma per favorire economicamente i comuni più piccoli. Inoltre, come ha scritto il docente universitario Giovanni Ferrari, non si può “cancellare quell’evoluzione frutto dell’impegno di generazioni, la memoria, il ricordo e il rispetto verso i nostri avi che per secoli, con il loro duro lavoro e in periodi di ben maggior difficoltà di quello attuale, di ben maggior povertà e di ben maggiore sofferenza, sono riusciti a mantenere integra la nostra comunità”. Da non dimenticare che le frazioni degli ex-Comuni diventano “frazioni di frazioni”, dando luogo a un singolare e assurdo status. E ancora, il rischio da parte degli ex Comuni di ricevere un ruolo marginale e di perdere rappresentanza.  A ciò si aggiunge il recentissimo ridimensionamento dei fondi destinati alle fusioni. Tornando al caso di Corigliano Rossano, non si è svolto nessun vero confronto con i pro e i contro della fusione, non vi è stata nessuna campagna imparziale e completa. Si è soltanto assistito alle favolette di cui abbiamo parlato sopra, che demagogicamente hanno spinto i residenti a votare per il “sì”, inconsci di quello che avrebbero incontrato. Anche in questo caso, tuttavia, era stato notevole l’astensionismo a Corigliano (soltanto il 38% degli aventi diritto aveva votato, il 44% a Rossano). Dunque, non vi è da stupirsi se, al giorno d’oggi, sono sempre di più i cittadini amaramente pentiti di aver votato la “città liquida”. "Sarebbe stato meglio rinviare la data della consultazione e preparare assieme uno studio di fattibilità" si era sentito da un ex sindaco. Da poco, si è persino costituito un comitato per il ritorno all'autonomia. Peccato che i primi dubbi siano sorti soltanto quando ormai era troppo tardi! Inoltre, il risparmio dei costi è davvero minimo ed ininfluente se equiparato alle spese di un Comune.  Verrebbe dunque un dubbio: vale la pena creare fusioni innaturali o cercare di cambiare la politica dei finanziamenti ai Comuni da parte dello stato? In Francia i Comuni sono 36.000 e, a dire il vero, le dimensioni della nazione sono sostanzialmente equivalenti alle nostre. Eppure, lo stato francese sopravvive tranquillamente senza ragionare (se così si può dire) su fusioni innaturali. Mi fa specie chi sostiene che "i tempi non sono ancora maturi": i tempi non saranno mai maturi, in quanto la diversità di due storiche Città come Nocera Inferiore e Superiore è evidente. Considerando nuovamente ciò di cui ho discusso prima, risulterebbe particolarmente penalizzato il Comune di Nocera Superiore, in quanto geograficamente più "marginale". Quanti sono i Comuni che nelle Marche si sono da decenni divisi, perché la parte della città situata sul porto ha altre prerogative rispetto a quella in collina o montagna? La situazione è esattamente la stessa. Quanto detto in questa lettera non deve ovviamente escludere la creazione di un’unione di Comuni, finalizzata a mettere in comune le forze e creare una forte sinergia: soltanto in questo modo si otterrebbero degli effetti positivi per i residenti e i vari centri. In questo senso, senza la cancellazione delle identità territoriali e senza la creazione di un maxi-Comune indefinito per la troppa eterogeneità dei territori al suo interno, si garantirebbero anche dei risparmi. Alessandro Bonini

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