Ex Apoff, j'accuse di Cardiello: "Gli immigrati erano di più, ora guerra ai caporali"

Il senatore di Forza Italia torna sullo sgombero effettuato all'interno dello storico fabbricato di Eboli e rilancia: "Si apra un'inchiesta sull'attività di chi gestisce il lavoro nero e si abbatta la struttura inutilizzata"

Un momento dello sgombero

Dopo il maxi blitz delle forze dell’ordine all’interno dell’ex stabilimento Apoff di Eboli il senatore di Forza Italia Franco Cardiello chiede il pugno di ferro contro i caporali che gestiscono il lavoro nero nelle campagne salernitane. "L’operazione non ha avuto quel resoconto da me sperato, anzi, a causa di qualche informatore sono stati scovati solo 36 immigrati. Dalle fonti in mio possesso – rivela - erano ben oltre 200 le unità costrette a vivere in condizioni disumane, frutto evidente dell'imposizione dei caporali. Il quadro emerso e conosciuto da tempo impone una seria riflessione”. Di qui la proposta: “E’ giunta l’ora di avviare indagini approfondite per vedere dove questi individui si recavano durante le giornate lavorative; chi li assisteva fiscalmente e smistava le loro pratiche burocratiche; chi erano i capi di questo sistema di schiavitù collaudatissimo. Non possiamo fermarci ad applaudire, come è stato doveroso fare, l’intervento delle forze dell’ordine ma bisogna sradicare il problema alla radice, mettere una lente di ingrandimento su chi lucra alle spalle dei migranti è ineludibile”.

Poi l’esponente berlusconiano entra nel merito della questione lanciando anche un appello alla popolazione: “Grazie alla nuova legge contro il caporalato, approvata in via definitiva prima della pausa estiva, che inasprisce le pene per questi tipi di reati, sarà mio dovere segnalare alla Procura della Repubblica, all'Ispettorato del lavoro e a tutti gli Enti competenti le aziende che sfruttano manodopera in maniera illegale. Anche le associazioni, i cittadini ed i sindacati offrano una collaborazione seria e non omertosa, affinché i lavoratori nel comparto agricolo, se pur immigrati, siano trattati come persone e non come oggetti da sfruttare”.

Per Cardiello “questo sistema non può e non deve avere la meglio sull’azione di ripristino della legalità da parte delle istituzioni, perché se tra qualche giorno la bidonville riprende vita allora significa che abbiamo perso. Alta vigilanza, chiusura ed eventuale abbattimento di quel rudere da una parte per non consentire il ripopolamento; inchiesta ferrea e di contrasto al caporalato, ai centri che favoriscono il lavoro nero e ai conniventi locali dall’altro. Queste – conclude - sono le due direttive su cui muoversi nei prossimi giorni".

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