Autismo, la classe va a canestro: accordo di rete nelle scuole

La Scuola Media Tasso di Salerno è capofila del progetto, svolto in collaborazione con l'associazione "Autismo chi si ferma è perduto". Corsi di minibasket per utilizzare bene lo sguardo, controllare le mani, giocare di squadra

Una fase della conferenza stampa

La palla a spicchi al servizio dei bambini autistici. “La classe va a canestro” è il nobile progetto di inclusione attraverso il gioco del basket, presentato stamattina a Palazzo di Città. Organizzato dall’associazione “Autismo chi si ferma è perduto” in collaborazione con gli assessorati alla pubblica istruzione e alle politiche sociali, il progetto è un accordo di rete tra scuole virtuose. Attraverso i suoi attori – insegnante di sostegno, tecnico del comportamento e compagni di classe – il basket diventa sostegno e terapia perché aiuta il bambino ad essere incluso nei piccoli gruppi sociali. E’ qui, sognando il canestro e provando gusto e soddisfazione per averlo realizzato, che impara a percepire il corpo, ad esprimere il movimento, a comunicare con il corpo in movimento, a sviluppare le capacità motorie. Può anche stimolare le capacità senso percettive e provare a palleggiare oppure a tirare allenando la capacità coordinata occhio-mano.

Il basket è un compendio, ci si arriva per gradi e dopo un percorso di formazione che ha bisogno di tutti, compresi Comune e Asl – spiega Vittorio Naddeo, membro di Autismo chi si ferma è perduto – L’associazione raggruppa genitori di bambini autistici. Con loro e per loro abbiamo organizzato un percorso lungo e articolato, partendo dall’ambiente naturale, cioè la scuola. Il preside Vincenzo Giannone ha sollevato il coperchio e ha sposato la causa della famiglia e le esigenze dei bambini. La nostra rete, che va da Sapri a Scafati, si avvale nel comune capoluogo di alcuni Istituti attenti alla problematica dell’autismo: Medaglie d’Oro, scuole Monterisi e Barra-Posidonia, Istituto Alberghiero Virtuoso”.

Poi una puntualizzazione. “Vi prego di scriverlo, è una mia dichiarazione: l’Asl dov’è o dov’è stata fin qui? Conosce il numero esatto di bambini autistici a Salerno? – prosegue Naddeo – Noi abbiamo fatto un passo avanti con l’accordo di rete ma adesso invitiamo tutti gli interlocutori istituzionali a sostenerci, scuola compresa. I docenti sono talvolta refrattari, forse ritengono di possedere già gli strumenti di valutazione e di conoscenza per affrontare adeguatamente l’autismo. Riteniamo, invece, che si debba investire in formazione e corsi di specializzazione. La Scuola Medaglie d’Oro, ad esempio, lo ha fatto e i frutti sono sotto gli occhi di tutti. Il basket è un compendio: dopo il percorso formativo, che avviene con personale specializzato e tecnici del comportamento, l’obiettivo successivo è garantire autonomia al bambino, ovviamente a seconda dei vari livelli di autismo. Il bambino deve includersi nel gruppo dei pari, altrimenti sarebbe un percorso di crescita di tipo meccanico. I piccoli gruppi sociali lo aiutano e il minibasket insegna ad utilizzare bene lo sguardo, a controllare le mani. Il Comune di Salerno, attraverso il vice sindaco e assessore alla pubblica istruzione, Eva Avossa, ha dato ascolto e fiducia al nostro progetto, entrando nel merito. Auspichiamo che lo facciano in tempi brevi anche le scuole. E’ necessario che si adeguino”. 

Conclusione affidata al vice sindaco Avossa: “Accogliamo con entusiasmo il progetto e siamo pronti a svilupparlo nei prossimi mesi, lavorando a braccetto con l’associazione e gli altri interlocutori istituzionali. E’ un’iniziativa molto valida, che fa bene ai bambini con particolari esigenze. Sappiamo che hanno bisogno di interagire con gli altri stemperando l’ansia attraverso una migliore gestione del tempo e dello spazio”. 
 

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