La voce dei tifosi: "La peggiore Salernitana nell'anno del centenario"

La sconfitta casalinga nel derby con il Benevento - la terza consecutiva all'Arechi, la quarta interna in cinque partite - ha lasciato strascichi: i supporter sono delusi e arrabbiati, contestano squadra e società. Fanno festa solo i tifosi sannniti residenti a Salerno

Fotoreporter Guglielmo Gambardella

Il derby ha lasciato il segno in campo, in classifica, nel morale dei tifosi, ormai sotto i tacchi. La contestazione è sull'uscio: esplosa rabbiosa al termine della partita persa con il Benevento, prosegue anche il giorno dopo la gara. Nel mirino della critica sono finiti tutti, nessuno escluso: i co-patron granata, la dirigenza, l'allenatore, la squadra. La delusione è direttamente proporzionale all'attesa per i festeggiamenti del centenario: ci si attendeva scintille e botti ma la Salernitana implode, non trova il bandolo, è in crisi profonda e l'ambiente resta elettrico.

La voce dei tifosi

"Incredibile ma vero: un'altra partita senza mai tirare in porta, di questo passo sarà difficile salvarsi - dice sconfortato Domenico Rinaldi -. Adesso arriveranno due trasferte... e che Dio ce la mandi buona. In merito al regalo involontario di Micai al Benevento, sono cose che possono accadere. Ma ora basta: noi non facciamo gol pur affannandoci. Così la partita resta in bilico e al primo soffio di vento, imbarchiamo. Se poi arrivano pure le topiche del portiere, allora si fa davvero dura. La delusione è fortissima: parliamo da innomarati della casacca granata, siamo persone che credono, anzi credevano di poter vivere i cento anni da protagonisti. Ai co-patron chiedo se per il nostro centenario meritiamo tutto questo. Lotito e Mezzaroma ci hanno preso in Eccellenza e non avevamo né palloni nè maglie. Questo è un dato storico, un dato di fatto. Abbiamo scalato le categorie, siamo arrivati in serie B e di questo va dato atto alla proprietà. E poi? Non sono riusciti a costruire un centro sportivo, non esiste un settore giovanile forte e abbiamo solo la prima squadra. Noto anche una certa tendenza a disgregare le varie componenti che ruotano intorno alla squadra: i tifosi sono stati divisi in buoni cattivi ed i giornalisti in guelfi e ghibellini. Io mi attengo ai fatti, non al contorno ed ai falsi problemi: la storia diceva che siamo partiti dall'Eccellenza e la storia, adesso, dice che lo spettacolo scadente lo stiamo vedendo da tanto, troppo tempo. In questo momento mi chiedo anche se sia servita la cura Gregucci: l'allenatore mi sembra intristito ed insiste con Jallow centravanti, probabilmente nell'attesa di un giocatore di peso, cioè Calaiò. Credo, però, ci sia bisogno anche di un Motivatore, scritto con la maiuscola, uno che si blindi con la squadra e lasci tutto il mondo fuori. Abbiamo bisogno di uno che dia una scossa a Djuric e Vuletich. Siamo arrivati ormai al consuntivo, siamo ben oltre il giro di boa, da diverso tempo. Presidenti, cosa volete fare da grandi? A Salerno si vive di Salernitana questo lo sanno anche gli scogli a mare di Piazza della Concordia. La rabbia dei tifosi è comprensibile e non è rabbia cieca, ma ha una logica: questa società ha la forza per portarci in serie A. Se non ci riusciamo, se vivacchiamo, bisogna cercare altre strade. Perciò ai presidenti dico grazie di tutto ma devono trovare acquirenti interessati, perché noi abbiamo voglia di SOGNARE". Il commento del tifoso Paolo Toscano: "Ormai per noi tifosi è mortificante assistere a prestazioni del genere. Anche se si sono visti dei miglioramenti rispetto alle ultime gare, emergono sempre i soliti problemi: squadra inconsistente a centrocampo e soprattutto in attacco. La società poteva fare di più nel mercato di riparazione per consentire a questa squadra di fare il salto di qualità. Ora non ci resta che sperare nei gol di Calaió e nel pieno recupero di Di Gennaro". Il tifoso Giuseppe Spina: "Mi chiedo innanzitutto se sia scesa in campo la Salernitana, perchè io non me ne sono accorto. Squadra impalpabile, senza idee. Con gli attori di sabato, sempre alla ricerca del proprio ruolo, non pienamente calati nella dimensione di Salerno e della maglia granata, non vedo quanta strada si possa fare. Mi pare che tutti svolgano il compitino. L'errore del portiere, infine, è lo specchio di una disorganizzazione collettiva: arriva il cross, il portiere è frenetico, la difesa protegge poco, la papera fa il resto".

Altri commenti

"Il Benevento come rosa è sicuramente superiore anche se non ha fatto niente di eccezionale rispetto alle sue potenzialità. La Salernitana, però, tranne nel forcing finale, non ha dato mai l’impressione di essere in grado di riprendere la partita". Questo il commento di Antonio Roseti. Gli fa eco Michele Di Martino: "Nel primo tempo siamo partiti bene: spigliati, compatti, siamo arrivati in porta qualche volta. Poi pian piano ha cominciato a giocare il Benevento ma il risultato in bilico era conseguenza di un sostanziale equilibrio e dopo l'intervallo mi sarei aspettato una Salernitana... Bersagliera, pronta a chiudere. Invece il Benevento l'ha chiusa subito nella sua metà campo ed è passato all'incasso con il regalo di Micai. Dopo tre sconfitte consecutive in casa, è conveniente non guardare la colonna sinistra della classifica ma incominciare a guardarsi le spalle. Mi chiedo e chiedo: la colpa di questa sconfitta, adesso, di chi sarebbe?". "Il Benevento non ha fatto nulla per vincere, abbiamo fatto tutto noi. La cosa assurda è che non tiriamo mai in porta - dice Nicola Rinaldi - anzi non ci arriviamo proprio davanti alla porta. La squadra è triste e non credo nella cura Gregucci: per risollevare questa squadra ci vuole ben altro. E' ovvio che la papera di Micai sia involontaria ma non è la prima disattenzione. Ha fatto anche ottime parate ad inizio stagione, ma tra orrori e super parate iniziano ad essere più i primi che i secondi. In conclusione voglio dire che la cosa più brutta è vedere gli altri venire a festeggiare a Salerno: è mortificante per la città e per tutta la tifoseria. Lo stadio Arechi è ormai terra di conquista e noi non lo meritiamo".

I sanniti di Salerno

Il Benevento è stato "scortato" allo stadio Arechi da 1600 tifosi che hanno affollato l'anello inferiore della curva Nord. Insieme a loro c'era ua nutrita delegazione di beneventani residenti a Salerno, capeggiati da Francesco Altini, in città da una vita, ex matricola dell'Università degli Studi di Salerno, ormai radicato nel tessuto cittadino e nella comunità. La sua è stata una trasferta sotto il portone, poi conclusa con una bicchierata in spensieratezza. Ecco il suo racconto, un inno allo sport e al tifo visto come folclore, aggregazione, amicizia: "C'era una atmosfera particolare nel settore ospiti dell'Arechi. Era venerdì sera per tutti. Avremmo perso - pensavamo -, il pareggio sarebbe stato un lusso, ma ognuno di noi in tasca aveva il "2 fisso". La partita è stata giocata da entrambe le squadre. Forse il Benevento ha dimostrato qualcosa in più, quel qualcosa dovuto alla qualità dei singoli: un ottimo Caldirola, un buon livello di tutta la linea di difesa, un buon centrocampo, il solito Coda, così elegante fuori dall'area, ma così goffo sotto rete avanti al portiere. Ed il dodicesimo uomo sempre accanto alla squadra. Non ricordo parate eclatanti, solo qualche occasione da entrambe le parti: il pareggio sembrava il risultato più giusto. Ancora adesso, a distanza di ore e di replay visti, non ho capito come abbia fatto Micai ad andare oltre la fisica. Salernitana 0, Micai 1...mi sta bene comunque! Erano anni che non si vinceva così. Per me che vivo a Salerno da quasi 10 anni, questa è stata una delle "trasferte" da ricordare. Gli amici di sempre, aperitivo al baretto sotto casa, e 5 minuti di macchina per il settore ospiti. Un abbraccio forte ai tanti amici di Salerno presenti allo stadio, con i quali ci siamo scambiati messaggini simpatici e pieni di affetto. Forza Strega. E forza Salernitana. Rispetto e sostegno: andiamo avanti insieme".

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