Post covid/ Il nuovo rito del caffè: c'è "zucchero" in fondo al tunnel

Distanziati ma rispettosi della tradizione, i clienti raggiungono i bar e ordinano. Il caffé è simbolo della lenta ripresa, "goccia a goccia"

Foto di Antonio Capuano

"Un caffé, adesso mi dovete fare un caffé". Al tempo del post covid e della ripresa, la richiesta rivolta dai clienti ai bar che ricominciano entusiasti l'attività, rispettando le regole, non è una crisi di astinenza ma di sentimenti, di quotidianità, di sguardi assonnati che si incrociano già alle 7. Il caffé è l'iniezione di entusiasmo, prima della giornata di lavoro; è l'assist per la sigaretta e per un po' di svago. Il caffé, che adesso riprende a "stimolare" entusiasmo, vita, consensi è il rito quotidiano, è da sempre un copione teatrale (Natale in casa Cupiello) o uno spartito musicale (De André). L'aroma e l'essenza erano stati, peró, chiusi a chiave e blindati, pure la caffettiera. Adesso tutto rinasce lento, goccia a goccia, proprio come il caffé che bolle. 

La fase 2

Per la "tazzulella" che scotta ci vorrà un po' di pazienza: pure il caffé vive la sua fase-2 e al momento è possibile consumarlo solo in bicchierino monouso, peró è il primo passo. Insomma c'è zucchero in fondo al... tunnel. Si riparte, finalmente. Il caffé non è solo una bevanda da ingurgitare e scappare: è simbolo di dinamismo e di socialità, è la benzina nel carburante della giornata. Al momento puó essere servito solo in modalità delivery o da asporto ma non importa. "Se esce lui, il caffé - raccontano alcuni clienti in via Generale Clark, a Salerno - usciamo anche noi". L'odore ci porta poi al parco Arbostella. Davanti al Caffé Verdi, sono tutti distanziati, ma tutti in attesa di quel minuto di calore e colore, da sorseggiare altrove. "Qui davanti al bar non si puó, lo beviamo a distanza e senza chiacchierare - sospira una signora - ma aspettare il caffé è già un traguardo, è come il grande viaggio che comincia un passo per volta". La ripresa è una festa e c'è chi fa regali al cliente che effettua il primo ordine. "Bruno Caffé", ad esempio, propone il carrello on line e gli sconti. 

Le emozioni

La ripresa non è solo economica "perché il caffé non ci ha mai arricchito - dice Pietro Romano, titolare del Bar Hilton - era il patrimonio di affetti e sentimenti che dovevamo recuperare. Mi mancavano l'odore, la quotidianità, il vapore, i rumori, il vociare. L'inizio è lento ma non importa. Io per qualche giorno mi sono fermato sul marciapiede di fronte a fissare la saracinesca chiusa del bar. Era un macigno sul cuore. Quando ho riaperto, mi sono emozionato". 

Il pendolare 

Una scena emblematica si verifica dopo pochi minuti in strada. Si ferma un'auto. A bordo c'è un professionista che accosta e dice: "Non ho mai preso un caffé da voi ma siete aperti ed è il mio omaggio. Questo caffé ha il sapore della rinascita, ha il gusto della liberazione". E' il nuovo caffè delle origini, perchè alle origini - alle cose belle e semplici - è tornata la vita, al tempo del covid. I clienti sono in fila, distanziati. Tre per volta, non di più, separati da un metro di amore e complicità, non più di paura e diffidenza, pur nel rispetto delle misure ministeriali. Il bancone è spostato all'ingresso. Ci sono i bicchierini in fila e le monete lasciate dopo aver ordinato e fatto lo scontrino. E' il caffé delle origini, certo: "Prima chiedevo quello con ginseng oppure macchiato. Adesso voglio il caffé e basta - racconta una giovane cliente del Caffé Castorino, che ha pubblicato come gli altri le modalità per il take away e le raccomandazioni sul distanziamento, oltre che continui aggiornamenti sulla sanificazione - Lo prendo anche amaro, senza zucchero di canna né dolcificante. Voglio il caffé di ogni giorno, di casa mia".
 

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