"L'Italia mi manca sempre, ma oggi di più": intervista a Casella, il re della pizza alle prese con "la guerriglia" a New York

Il titolore di San Matteo Pizza ci ha raccontato il clima di terrore che si respira negli Usa, a seguito dei saccheggi e degli atti violenti dopo la morte di George Floyd

Il negozio sbarrato

L'Italia gli manca sempre, ma oggi, 2 giugno, in questo momento così difficile, un po' di più. Ciro Casella, il salernitano che ha portato la pizza a New York, deliziando da 10 anni i palati di vip e persone comuni con le specialità del suo San Matteo Pizza, sta trascorrendo la festa della Repubblica Italiana con un peso sul cuore. E non solo per la lontananza con la sua terra di cui, con commozione, ha portato alte nel mondo le bontà gastronomiche, ma anche per il clima di terrore che si respira negli Usa, a seguito dei saccheggi e degli atti violenti dopo la morte di George Floyd. A raccontarci cosa stia accandendo a New York in questi giorni, è lo stesso noto maestro pizzaiolo salernitano, Casella.

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Ciro, in tanti, tramite i social, hanno espresso preoccupazione per la foto del tuo locale "sbarrato" per difenderlo da eventuali saccheggi: cosa sta accadendo a New York?

Si respira un clima di terrore. Le attrezzature di legno fuori al locale che ho fotografato, le avevo usate già per il lockdown, per la chiusura forzata ed ora le ho poste all'esterno, contro vandali e ladri. E' una situazione particolare: dopo l'omicidio di George, era giustissima una manifestazione di protesta. Ma in Italia, come nel mondo, le manifestazioni si svolgono di giorno e non si riducono ad atti di teppismo: qui è diverso, un gruppo di persone sta distruggendo New York e la polizia non può intervenire altrimenti si peggiorerebbe la situazione. Questi facinorosi non hanno rispetto neppure per il morto: distruggono e danneggiano i grandi centri commerciali, le catene e i piccoli esercenti reduci da 3 mesi di chiusura per il Covid. Durante il lockdown San Matteo take away era aperto in quanto funzionava solo l'asporto: oggi è chiuso perchè non posso rischiare che i miei dipendenti o chi fa le consegne possa essere aggredito e derubato in strada. Abbiamo scelto di restare chiusi perchè non ci sono le condizioni ideali per lavorare.

Questo ovviamente comporterà nuove perdite economiche?

Certo, perdiamo soldi, sembra di essere in una guerra vera e propria. Chi distrugge un'attività commerciale e la saccheggia, non protesta, ma commette un crimine. Fosse per me, aprirei i negozi, così portano via ciò che vogliono ma almeno non fanno danni. A commettere questi atti vandalici e questi furti sono una piccola parte di persone che altro non aspettava che una situazione favorevole per rubare. Cosa c'entra questo con la protesta per la morte di George Floyd? Si sarebbe dovuto fare un processo e attribuire il massimo della pena per i colpevoli. Ma perchè far sfociare tutto in atti delinquenziali verso chi non c'entra?

Il razzismo è ancora molto "forte" negli Usa?

A New York no: razzismo, nei 10 anni vissuti qui, non l'ho mai subito io come emigrato e in generale non lo percepisco. Ma parlo di New York, non posso pronunciarmi su altri territori.

Oggi è una giornata particolare in Italia: la festa della Repubblica. Da italiano e salernitano all'estero, come l'hai trascorsa? Anche alla luce di quanto sta accadendo, l'Italia, oggi, ti manca un po' di più?

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Quando penso dell'Italia, io mi commuovo: hanno chiuso gli italiani in casa per due mesi, molti senza cassa integrazione, e, con una grande dignità, nessuno ha fatto rivolte e nessuno ha perso il sorriso. Dinanzi all'Italia e all'italiano io alzo il cappello. Qui a New York per il Covid sono morte 20mila persone, in America 100mila: chi sta distruggendo tutto non ha neanche il rispetto per quei morti. Oggi  avevo un appuntamento con il Console di New York, sempre presente per noi italiani qui: in questa giornata, in cui in Italia si festeggia la Repubblica, noi ristoratori dobbiamo restare chiusi e stare attenti, a casa. Non sembra più di vivere in una democrazia: alle 20 dobbiamo rientrare per la nostra incolumità, per colpa di poche persone. Mi auguro che quest'incubo finisca presto e che si torni a vivere.
 

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