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Lunedì, 8 Agosto 2022
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Covid: Cerved, per 93 città medie perdite fino a 344 miliardi

Un'altra chiave di lettura riguarda la ricaduta sull'occupazione, visto che sono oltre 2 milioni in Italia i lavoratori impiegati nei settori piu' impattati dal Covid

Il Covid potrebbe costare fino a 344 miliardi, circa la meta' del totale nazionale, al fatturato di 93 medie città italiane nel biennio 2020-21. A stimarlo Cerved, in uno studio realizzato per Anci, in cui si monitora l'andamento di oltre 1.600 settori produttivi e circa 730.000 imprese. Il lavoro si basa su due scenari: uno soft di graduale e costante ripresa dell'economia dal secondo semestre 2020, in cui la perdita sarebbe di 262 miliardi, e uno hard di persistenza della situazione emergenziale, in cui sarebbe appunto di quasi 350 miliardi. Nel primo caso quest'anno la contrazione sarebbe dell'11,9%, con un rimbalzo nel 2021 del 10,5% che non riporterebbe però al livello del 2019 (-2,7%); in quello hard, la caduta dei ricavi sarebbe maggiore (-16,9%) e con un gap più ampio rispetto al 2019 (-3,9%)

Le città

Potenza, Chieti e Campobasso sono le citta' medie italiane che in termini percentuali potrebbero risentire maggiormente delle conseguenze della pandemia da Covid19, a causa della sofferenza di settori fondamentali nella loro economia come l'automotive. Al contrario, Latina, Imperia e Parma beneficeranno del buon andamento di settori cosiddetti anticiclici, quali il farmaceutico e l'agroalimentare, meno penalizzati dalla congiuntura. In cifra assoluta, a registrare le perdite di fatturato più consistenti saranno Brescia, Verona e Bergamo, soggette a grossi contraccolpi anche sotto il profilo occupazionale, mentre Prato e altre citta' toscane soffriranno la forte incidenza di imprese in crisi di liquidità.

I dati sull'occupazione

Un'altra chiave di lettura riguarda la ricaduta sull'occupazione, visto che sono oltre 2 milioni in Italia i lavoratori impiegati nei settori piu' impattati dal Covid. In questo caso sono Brescia e Modena le citta' che in percentuale rischiano di perdere il maggior numero di posti di lavoro (nei segmenti piu' in crisi hanno rispettivamente il 43,1% e il 40,3% degli occupati), seguite da Reggio Emilia (40%), Vicenza (39,1%), Bergamo (37,8%), Salerno (36,5%), Verona (34,8%), Padova (32), Monza e Brianza (28,2%) e Parma (23,9%). In termini assoluti, invece, le prime tre sono Brescia (98.000 lavoratori a rischio), Bergamo (92.000) e Vicenza (76.500). Se poi si considerano le circa 110.000 imprese entrate in crisi di liquidità nel corso del 2020 (il 30% del totale) si vede che la regione percentualmente piu' colpita dal fenomeno è la Toscana: ben 5 città toscane infatti hanno quote di imprese in sofferenza che vanno dal 35% di Prato al 32,7% di Grosseto, passando per Siena (34%), Pistoia (33%) e Livorno (32,8%). Le altre citta' nella stessa situazione sono Rimini (34,6%), Gorizia (32,8%), Brindisi e Verona (32,7%), Pordenone (32,4%). 

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