Fertilità maschile e contaminazione dei metalli: le potenzialità della dieta mediterranea

Lo studio Fast (Fertilità ambiente, stili di vita) è condotto dal team di Luigi Montano, uroandrologo dell'Asl di Salerno, esperto in Patologia Ambientale e co-presidente della Società italiana riproduzione umana (Siru)

La dieta mediterranea è in grado di migliorare la qualità del seme maschile e di modificare significativamente i livelli di contaminazione da metalli. Parola dello studio Fast (Fertilità ambiente, stili di vita), condotto dal team di Luigi Montano, uroandrologo dell'Asl di Salerno, esperto in Patologia Ambientale e co-presidente della Società italiana riproduzione umana (Siru). Il trial fa parte del progetto multidisciplinare di biomonitoraggio umano, denominato EcoFoodFertility (www.ecofoodfertility.it), ed è finanziato dal ministero della Salute e vede tra i suoi partner l'Istituto superiore di sanità, l'Università di Brescia, il Cnr, l'Enea e le Università di Milano e di Napoli Federico II.

I risultati

I risultati dello studio, durato oltre due anni, sono stati presentati oggi al 3° Congresso nazionale della Siru in corso a Milano: lo studio ha esaminato circa 400 maschi sani adolescenti, non fumatori, omogenei per età (media 19 anni), massa corporea e stili di vita, residenti in tre aree d'Italia fortemente inquinate, precisamente Brescia - Caffaro, Valle del Sacco nel Frusinate, Terra dei Fuochi. Sono state valutate, per ogni gruppo delle tre aree e confrontate fra loro la qualità del liquido seminale, parametri epigenetici, proteomici, stress ossidativo e alcuni tossici ambientali come i metalli pesanti, riscontrando diverse differenze statisticamente significative, in particolare per i tassi di contaminazione fra i soggetti nelle diverse aree con valori medi di concentrazione per area che differivano per alcuni metalli anche fino a 15 volte.

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