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Cava, rinasce la Putea di Santi Quaranta: le specialità

Ideatori e autori di questa nuova sfida, due ormai ex ragazzi cresciuti in quella piazzetta, ossia il nipote della Signora Anna, Alfonso Troiano, e il nipote della signora Virginia, altra saggia storica del paese, Gianparide Scarlino

Buone notizie per gli amanti della buona cucina di una volta, da assaporare come una storia d’altri tempi. In principio era la bottega dove poter trovare tutti i beni di prima necessità e, soprattutto, A’ Signora, la bella donna Anna, pronta a dispensare un proverbio, una battuta e un consiglio di cucina a chiunque varcasse la soglia del locale gestito con il marito Salvatore, per tutti Totore.

La curiosità

Insieme sono stati per 60 anni l’anima del punto di ritrovo per eccellenza della piccola frazione Santi Quaranta, attigua al casale Dupino di Cava de’ Tirreni, feudo della nobile e antica famiglia Quaranta dove ebbe i natali nel 1880 Eduardo Migliaccio, in arte Farfariello, autore e attore-cantante protagonista dei palcoscenici di New York con le sue macchiette napoletane e il suo idioma “italglish”, linguaggio misto tra l’americano ed il napoletano da lui coniato, che lo elesse un mito del varietà agli inizi del ‘900. Proprio nella piazza a lui dedicata sorge la Putea, pronta dal 10 maggio a riconquistare con gusto e semplicità il ruolo di punto di ritrovo del paese, nel segno di una storia di radici, di piccole cose buone e di sapori genuini che non si lasciano scalfire dal passare del tempo. Anzi, lo fermano e lo imprimono nella mente di nuovi avventori in una proposta culinaria che dalla storia della frazione attinge a pienissime mani: dai nomi di piatti e bruschette, tutti ispirati e intitolati alle donne e agli uomini che hanno animato il paese, alle ricette, recuperate nella memoria e nelle case di queste persone per cogliere i segreti e l’essenza della cucina di un tempo e tramandarla alle nuove generazioni.

Gli ideatori

Ideatori e autori di questa nuova sfida, due ormai ex ragazzi cresciuti in quella piazzetta, ossia il nipote della Signora Anna, Alfonso Troiano, e il nipote della signora Virginia, altra saggia storica del paese, Gianparide Scarlino. Alle loro nonne e agli altri personaggi della loro infanzia – le zie Viola e Amelia, la nobile Donna Laura Quaranta, il generoso parroco Don Emilio, la sua perpetua Immacolata e tanti altri – dedicano la loro nuova scommessa: mant enere vivo il centro del paese riecheggiando e rinverdendo nella mente delle persone il bello di una storia semplice e i sapori di una volta. Allo Chef Salvatore Scognamiglio il compito di portare in tavola la suggestiva combinazione.

Quando provare

Tutte le sere per lasciarsi incantare anche da una vista suggestiva, ma soprattutto il sabato e la domenica a pranzo per godere a pieno di una gita fuori porta e senza tempo. Dato l’ambiente raccolto, assolutamente raccomandata la prenotazione allo 089 9358194.

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I piatti tipici

  •     Fusillone di gragnano ra’Signora (carciofi, guanciale, caciocavallo podolico)
  •     Candela spezzata i zi’Viola alla genovese (stracotto di manzo, cipolla ramata)
  •     Rigatone i zi’Aida al ragù tradizionale napoletano
  •     Pacchero allo scarpariello i’Assunta’ra’levet (datterino rosso, piennolo del Vesuvio e
  •     formaggio)
  •     Pasta e patan i’zi Pietro con lardo e basilico

Le bruschette dedicate

  •     TOTORE (provola, crema di formaggi, pomodori secchi e lardo)
  •     DON EMILIO (provola, porcini trifolati, speck)
  •     DONNA LAURA (provola, uovo fritto girato, pancetta croccante, lattuga, maoinese, petto di
  •     pollo e pomodorini)
  •     ZI’AMELIA (provola, melenzane arrostite, pancetta, scaglie di caciovallo)
  •     MMACULAT (provola, filetto di tonno, rucola, cipolla rossa e provolone del monaco)
     

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