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Adam torna a Salerno, i volontari: "Non lo lasciamo solo e attendiamo"

Braca (Venite Libenter): "Tutti noi lo accompagniamo in attesa che chi, già da tempo (da molto tempo) doveva provvedere a diagnosticare la sua problematica"

E' tornato a Salerno, Adam, il nigeriano con disturbi psicologici già destinatario di un ordine di espulsione in quanto sorpreso a lavarsi nudo in via Clark. Grazie all'attivazione della rete di volontari salernitani che, conoscendo la sua bontà d'animo e le sue difficoltà, ha seguito il caso, il Tribunale ha rivisto la sua posizione, consentendo al giovane di tornare nella nostra città, invece che di tornare in patria, dove lo avrebbe atteso, probabilmente, morte certa. Dopo le false notizie circolate sui social negli ultimi giorni (in merito ad un presunto ritorno in strada, incontrollato, del clochard ndr), abbiamo ascoltato i volontari, in particolare Rossano Braca presidente di Venite Libenter e Antonio Bonifacio presidente dell'Ufficio Diocesano Migrantes, per fare chiarezza sulle attuali condizioni del nigeriano, vittima di torture ed esperienze traumatiche in Libia, di cui porta ancora segni visibili sul corpo.

La testimonianza di Bonifacio e Braca


Partiamo dall’ultima notizia di Adam di ritorno a Salerno  Abbiamo pensato di andarlo ad attendere davanti al cancello del Cpr di Bari per non lasciarlo solo, per non farlo ripartire dallo stato di abbandono, di solitudine, di rischio dell’acutizzarsi di quel disagio mentale che aveva portato a diversi atti difficili da comprendere ed immagina per una persona nella piena consapevolezza di intendere e di volere Per non lasciarlo solo davanti a quel cancello del Cpr di Bari, perché altro non sarebbe accaduto che la sua rimessa in libertà  secondo quello che prevede il diritto nel rispetto dei diritti Per continuare o meglio riprendere quel percorso flebile ma esistente di sostegno ad una esistenza minima ed abbandonata, nonostante il precedente ricovero in psichiatria per una ipotetica “pericolosità sociale” MAI, e dico MAI riscontrata.

Arrivato a Salerno, ci si è preoccupati di non farlo tornare in strada a dormire, mangiare, ma si è trovato una esperienza cristiana di accoglienza, non sicuramente adeguata per la problematica medica ma volenterosa di non lasciarlo solo, per poter iniziare un percorso più incisivo, più determinato, più rispettoso dei diritti di un uomo ed in particolar modo di una persona con qualche difficoltà relazionale e cognitiva. Da quel giorno una rete di persone lo accompagnano: con il volontario che lo ha accompagnato alle diverse visite mediche e psichiatriche, con l’avvocato volontario che lo segue nell’iter per far sì che gli venga riconosciuto un permesso di soggiorno, necessario al suo inserimento in un percorso di riabilitazione. Senza documenti, sarebbe condannato a rimanere ancora in strada in un inutile stato di abbandono dannoso per tutti. Con la rete di amici di Adam che lo va a salutare durante il giorno nei luoghi che egli frequenta, come facciamo tutti noi con i volontari che presso la struttura fanno il turno di notte per assicurarsi che tutto passi nel migliore dei modi e con la struttura professionale che si è resa disponibile ad accoglierlo per le opportune, necessarie cure, con l’esperienza del terzo settore che ha messo a disposizione le proprie professionalità per trovare i fondi per provvedere alle sue cure cliniche.

Tutti noi lo accompagniamo in attesa che chi, già da tempo (da molto tempo) doveva provvedere a diagnosticare la sua problematica, a curare la sua problematica ad individuare apposite strutture per questo. Un’attesa che oramai ha raggiunto gli oltre quindici giorni, che ha richiesto telefonate, incontri, messaggi ma che ad oggi rimane ancora UN’ATTESA.

Oggi Adam non dorme in strada, la mattina DA UOMO LIBERO quale è, esce e gira, passeggia per la città, rientra per il pranzo, riesce nel pomeriggio, rientra per la sera, si prende cura di se, lavandosi quotidianamente, cura il luogo in cui è ospitato provvedendo alle pulizie quotidiane della stanza. Adam oggi dialoga sicuramente di più rispetto ai giorni del pre Cpr. Adam oggi passeggia e si reca nei luoghi a lui cari o che per lungo tempo hanno fatto parte della sua vita, della sua storia ma forse inserito in una struttura potrebbe recuperare un nuovo equilibrio e nuovi riferimenti di quotidianità. Adam sicuramente non ha risolto le problematiche diagnosticate perché, come noi, anche lui attende l’inizio del giusto percorso di accompagnamento al recupero cognitivo e psicologico.
 

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