Cronaca Centro Storico

Chiesa Santa Maria dei Barbuti: l'allarme di Massimo La Rocca

Lo storico: "Durante i Restauri della Chiesa, completati nel 2005, fu scoperto all'interno della muratura perimetrale della Navata, un importante elemento architettonico arabeggiante"

Lo studioso salernitano Massimo La Rocca punta i riflettori sulla Chiesa di Santa Maria dei Barbuti in Vicolo Barbuti nel Centro Storico di Salerno, "nei mesi scorsi trasformata inopportunamente in Dormitorio per Senzatetto dalla Caritas Diocesana salernitana con l'autorizzazione del Comune di Salerno", ha esordito. "Durante i Restauri della Chiesa, completati nel 2005, fu scoperto all'interno della muratura perimetrale della Navata, un importante elemento architettonico arabeggiante: un grande Arco a sesto acuto in muratura, che sottende una Gelosìa in stucco, che a sua volta include una Porta (oggi murata e che serviva ad accedere all'antica Sagrestìa della Chiesa stessa) e una Nicchia(però molto probabilmente realizzata in epoca posteriore rispetto alla Gelosìa). Per comprendere come appariva in origine tale importante elemento architettonico (ma tralasciando il disegno della Nicchia), di esso ho realizzato la Ricostruzione tridimensionale renderizzando 5 punti di vista", ha scritto La Rocca.

"La Chiesa di S.Maria dei Barbuti fu edificata in un anno imprecisato grazie alla volontà dei coniugi longobardi Dauferio, come testimonia un'Iscrizione posta sulla Facciata principale della Chiesa al di sopra del Portale; visto che la conquista normanna della Salerno longobarda è datata al 1076, e che comunque i nomi longobardi a Salerno dovettero sopravvivere ancora per diversi decenni, se ne deduce che ragionevolmente la fondazione della Chiesa da parte dei Dauferio non va al di là dell'11°secolo - continua - La Gelosìa presente nella Chiesa potrebbe quindi risalire proprio all'11°secolo. E considerando la non perfetta simmetria tra i rombi della parte destra e quelli della parte sinistra, nonchè la non perfetta orizzontalità delle file di rombi, direi che è da esludere che la Gelosìa sia stata realizzata da maestranze arabe, più inclini queste a realizzare opere di grande precisione; le maestranze che la realizzarono si ispirarono comunque a Gelosìe simili che avevano avuto modo di osservare in qualche città del mondo islamico, in particolare nella Sicilia araba, nella Spagna araba, nell'Africa settentrionale, dove oggi la Gelosìa italiana si traduce con i termini di Celosía (lingua spagnola) e Mašrabiya(trascrizione dalla lingua araba)".

La Gelosìa dei Barbuti, dunque, unica al mondo, secondo La Rocca potrebbe essere stata concretamente danneggiata durante i lavori di trasformazione della Chiesa in Dormitorio per Senzatetto. "I lavori effettuati nella Chiesa, senza la supervisione della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici e della Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici, hanno comportato la costruzione nella Navata di tramezzi divisori e di bagni con relativi impianti idraulici che hanno intaccato le millenarie murature della Chiesa. Sul dove passeggiano, vivono, lavorano i funzionari delle Soprintendenze salernitane per non accorgersi di quello che accade a 50 metri dalle loro sedi Palazzo Ruggi d'Aragona e Palazzo D'Avossa, è un mistero che non è stato ancora svelato, paragonabile al mistero delle sirene avvistate in anni recenti nelle profondità dei mari della Scandinavia e del Nord America", ha precisato.

"Il Centro Storico di Salerno, ma in generale l'intera città, è oggetto di frequenti deturpamenti, ruberìe e demolizioni di beni antichi- ha denunciato - nonostante ciò, da quanto è dato sapere, mai nessuno dei responsabili viene perseguito e punito; la mancanza di deterrente è un invito ai barbari a continuare nel loro malcostume. Va bene poi che la Caritas Diocesana si adoperi per i Senzatetto, ma sarebbe stato un atto di civiltà ospitarli in una struttura moderna e funzionale. Già dall'esterno della Chiesa sono visibili i danni causati dalla trasformazione in Dormitorio, ad esempio al posto di un'Epigrafe (risalente alla fondazione della Chiesa) in lingua latina e forse scrittura beneventana situata sotto la soglia d'entrata, oggi si vede una lunga striscia di cemento: insomma nella peggiore delle ipotesi l'Epigrafe è stata scalpellata e ricoperta col cemento, distrutta. Scoperto finalmente l'uso improprio della Chiesa e il danno all'Epigrafe, grazie alla segnalazione dei cittadini del Centro Storico, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici ha intimato alla Caritas Diocesana il ripristino dello stato dei luoghi entro 15 mesi. E se allo scadere dei 15 mesi ci si accorge che ad esempio l'Epigrafe (per non parlare del resto della Chiesa e della Gelosìa in particolare) è stata distrutta, come si farà a ripristinarla? Sarà forse sufficiente riscrivere l'Epigrafe con un pennarello nero comprato in cartoleria? Eppure già nel 2010 inviai una mail a una delle Soprintendenze salernitane, nella quale riferivo che quell'Epigrafe, riportata alla luce dopo i lavori di ripavimentazione con mattoni rossi di Vicolo Barbuti, non stava bene dove stava, troppo esposta a potenziali atti di vandalismo, era meglio rimuoverla e metterla al sicuro all'interno della Chiesa oppure in un Museo, non ebbi nessuna risposta". In conclusione, Massimo La Rocca invita le istituzioni salernitane Caritas Diocesana, Curia Arcivescovile, Soprintendenze e Comune di Salerno, ad adoperarsi affinchè Salerno diventi pienamente una Città europea, rispettando la sua storia e i suoi beni culturali.

(Immagini di Gruppo Archeologico Salernitano, Massimo La Rocca Annunziatasalerno.it e Vincenzo De Simone)

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